L'ex ct all'allievo con cui ha vinto il titolo nel 2006: "Siamo tutti con te, avanti insieme. Rino ha una bella squadra e farà di tutto per non saltare un appuntamento che manca da troppo tempo"
25 marzo - 00:28 - FIRENZE
"Ce la faremo, Rino. Siamo tutti con te e andiamo al Mondiale tutti assieme". Non sono frasi fatte, perché tra Marcello Lippi e Rino Gattuso non ce n’è mai stato bisogno. Semmai il contrario: Gattuso prese per il collo, letteralmente, il suo ct per impedirgli di dimettersi dopo aver sollevato la coppa al cielo azzurro di Berlino. "Devi restare! Devi restare!", gli urlò. Ma era troppo tardi: Lippi aveva deciso, sfiancato dagli attacchi personali. Il suo mediano non la prese bene. Per affetto.
erede
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Marcello Lippi è da sempre il primo tifoso dell’allievo, dell’amico, del collega Rino Gattuso: uno dei suoi, uno della “Squadra” che si prese il Mondiale con la forza del gruppo e forse della disperazione, contro tutto e tutti. Perché prima di andare in Germania c’era mezza Italia che chiedeva la testa del ct, di Buffon e di Cannavaro, i tre veri eroi di quel torneo. Ora non è come vent’anni fa, con il sistema travolto da Calciopoli. Ma un ct lo sa che, se qualcosa andrà male, il primo nel mirino sarà lui. Fa parte del gioco. Gattuso lo sa che, arrivando dopo due Mondiali in tv, si gioca il futuro, pur avendo cominciato a settembre in una situazione già compromessa. Come dice la canzone, non sarà mai solo. I giocatori sono con lui. E da lontano, ma idealmente vicinissimo, anche Lippi è accanto.
"rino come me"
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Da Viareggio, il ct campione del mondo spedisce il più sincero degli in bocca al lupo: "Ti abbraccio, Rino. Sei stato uno dei miei migliori allievi, abbiamo vinto un Mondiale assieme, siamo stati una “squadra”. In panchina mi somigli tanto per carattere, per rapporti con i giocatori, per visione. Mi ricordi... Lippi. Meriti il meglio. Meriti di qualificarti per la passione immensa che da sempre metti in tutte le cose che fai, in campo, da allenatore, nella vita. Un grande in bocca al lupo, caro collega. Hai una bella squadra e farai di tutto per non saltare questo appuntamento che ci manca da troppo. Siamo tutti con te e andiamo al Mondiale tutti assieme! Ce la faremo". Tanto per essere diretto e senza giri di parole, il giorno della nomina, Lippi telefonò a Gattuso per fargli i complimenti e dirgli semplicemente: "Ora sei ct, e lo sai cosa significa: caz… tuoi". Rino raccontò, divertito e un po’ emozionato, quelle parole, tra Gravina e Buffon.
creare il gruppo
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Non s’è mai sbilanciato a caso Lippi. Quando gli hanno chiesto chi fosse il più lippiano dei “mondiali”, poteva fare il diplomatico. Da Cannavaro a Nesta, da Pirlo a Gilardino, da Grosso a Inzaghi, in tanti avevano intrapreso la carriera. Invece rispose senza esitazione: "Gattuso". Non è questione di tattica, di difesa a tre o a quattro, ma di atteggiamento. Di giusto equilibrio tra tattica e libertà, tra tecnica e agonismo, tra leggerezza e rigore. Lippi faceva scudo ai suoi ragazzi, come Bearzot decenni prima. Ora Gattuso protegge la squadra e predica leggerezza, l’unico momento in cui “rinnega” Lippi chiedendo ai suoi di dimenticare i Mondiali e gli Europei vinti, ripartendo da zero con l’Irlanda del Nord.
due centravanti
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Gattuso ha sempre avuto in mente Lippi fin dal primo giorno in cui ha cominciato ad allenare. Lo sente periodicamente, gli chiede consigli, gli parla di questa avventura azzurra. Guarda caso, Lippi giocava spesso con due centravanti e cominciò il Mondiale con Toni e Gilardino assieme. Guarda caso, Lippi aveva il suo gruppo. Gattuso ha girato l’Europa, preso un’ottantina di aerei, studiato i giocatori per creare anche lui un gruppo, senza ascoltare chi gli chiede altri nomi. Come Lippi, ha fatto le sue scelte e va avanti con quelle. Di Gattuso Lippi non poteva mai fare a meno in campo. Poco prima di volare in Germania, Rino s’era fatto male alla gamba, ma sul serio. Una lesione. Cercò di nascondere l’infortunio a Lippi e al medico Castellacci per un paio di giorni, mettendosi sotto le lenzuola per non fare vedere la botta. Una volta sgamato, e capito il rischio, urlò: "Non mi lascerete a Coverciano. Mi lego al pullman!". Aveva gli occhi che facevano paura. Lippi guardò Castellacci e gli chiese: "Può recuperare?". Il medico rispose: "Un altro, no, servirebbero due mesi, Rino forse può". Lo portarono in Germania senza dire niente alla stampa "che altrimenti ci avrebbe messo in croce" e si sa com’è finita. Rino non ha mai dimenticato.
la spinta di lippi
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Gattuso era il mediano faticatore di quell’Italia, correva per Pirlo e Totti, e Lippi non è mai stato sfiorato dall’idea di privarsi di lui. Sottinteso che Gattuso sognasse anche di notte di diventare ct, ma non immaginava così all’improvviso. La chiamata di Buffon, in questa tregenda, dopo che con Spalletti era finita e Ranieri aveva detto no, ha cambiato tutto. Vent’anni dopo Berlino, il calcio è cambiato: Gattuso non ha Buffon, Cannavaro, Pirlo, Camoranesi, Totti, De Piero, e neanche Gattuso, ma la sua Nazionale non può essere così scarsa come da stereotipo disfattista della prima ora. Quest’Italia ha un’anima che s’è vista nelle sei partite di qualificazione, anzi cinque e mezza, perché il secondo tempo con la Norvegia è stato diverso e non ha cambiato la classifica, ma il morale sì. C’è un’Italia alla Gattuso con un’anima infinita. E Lippi accanto a spingerlo in America.



