Le vetture di seconda mano a zero emissioni faticano a ritagliarsi uno spazio in Italia. I dati di AutoUncle mostrano un divario netto con il resto d'Europa, dove le politiche di incentivi hanno spinto al rialzo le vendite
Martin Fedrizzi
25 marzo 2026 (modifica alle 14:56) - MILANO
Quando in Italia si pensa alle auto elettriche, magari in vista di un acquisto, l'attenzione si rivolge quasi esclusivamente al nuovo. Raramente si prende in considerazione l'idea di investire in un modello di seconda mano. Non si tratta solo di un'impressione, perché la marginalità del mercato dell'usato per i veicoli a zero emissioni nel nostro Paese è un dato di fatto. A certificarlo è l'ultimo studio di AutoUncle, piattaforma che analizza gli annunci di oltre 3.000 siti tra concessionari e marketplace, che ha tracciato le reali dimensioni di questo settore in Italia. A febbraio 2026 solamente l'1,9% delle vendite di auto usate nel nostro Paese ha coinvolto veicoli elettrici. Un risultato particolarmente deludente se confrontato con l'1% di gennaio 2022; questo dato infatti mostra come in quattro anni la crescita dell'elettrico sul mercato dell'usato sia stata piuttosto contenuta. Tuttavia, è soprattutto confrontando i dati italiani con quelli di altri Paesi che emerge un quadro più chiaro sulla situazione dell'usato a emissioni zero nei nostri confini.
il confronto con altri paesi
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La Germania nel 2022 si trovava in una situazione simile a quella italiana: quattro anni fa le auto elettriche nel mercato dell'usato tedesco ammontavano all'1,4%. La principale differenza con l'Italia, però, sta nella differente traiettoria di crescita di questo dato. Oggi infatti le auto elettriche rappresentano il 7,5% delle vendite di auto usate in Germania, un risultato quintuplicato rispetto al gennaio 2022. In Danimarca i numeri sono ancora più impressionanti: oggi 4 auto usate su 10 vendute in Danimarca sono elettriche (40,9%), un dato cresciuto moltissimo rispetto al 6,7% del 2022. Il confronto con questi Paesi è funzionale anche per comprendere il ruolo giocato dagli incentivi sull'acquisto di veicoli a zero emissioni proposti nei tre Stati considerati. L'equazione di base è semplice: ogni vettura elettrica venduta oggi è l'usato di domani. Un inevitabile effetto a cascata che all'estero è già realtà. In Danimarca, ad esempio, i veicoli a zero emissioni godono dal 2016 di una tassa di immatricolazione agevolata (attualmente al 40% di quella ordinaria) e di specifiche deduzioni fiscali per le flotte aziendali, portando a oltre 89.000 nuove immatricolazioni nel solo 2024. In Germania, i 10 miliardi di euro erogati dal programma Umweltbonus tra il 2016 e il 2023 hanno generato un parco circolante di oltre 1,4 milioni di veicoli elettrici. L'Italia, al contrario, sconta una politica di incentivi discontinua. Se tra il 2022 e il 2023 l'Ecobonus è oscillato tra i 3.000 e i 5.000 euro, il breve potenziamento a 11.000 euro del 2024 farà sentire i propri effetti sull'usato solo tra qualche anno. Anche l'incentivo specifico di 2.000 euro dedicato all'usato elettrico, seppur rappresenti un segnale nella giusta direzione, si è rivelato di portata troppo limitata per invertire la rotta.


