Italia in anestesia emotiva sul lavoro

16 ore fa 1

Non è un Paese felice, ma non è nemmeno un Paese infelice. L’Italia che lavora sembra attraversare una sorta di anestesia emotiva. Il segnale più forte arriva da un dato che sorprende per dimensioni: il 43% dei lavoratori e delle lavoratrici italiani dichiara di non sentirsi né felice né infelice. Non è polarizzazione, non è protesta. È una sospensione, una zona grigia in cui si continua a lavorare, produrre, andare avanti, ma senza una percezione nitida del proprio benessere.

È questa la fotografia che emerge dalla sesta edizione dell’Osservatorio BenEssere Felicità, promosso dall’Associazione Ricerca Felicità e realizzato con il supporto metodologico dell’istituto di ricerca Ipsos Doxa, che quest’anno presenta anche il BEF Index, il primo indice italiano che misura il benessere e la felicità nel lavoro su una scala da 0 a 100. Il risultato complessivo è 50,6, un valore che racconta un Paese sospeso, esattamente a metà.

In un tempo segnato da incertezza e crisi globali, l’Osservatorio BenEssere Felicità  fotografa così il clima emotivo del lavoro in Italia: non una polarizzazione tra soddisfazione e disagio, ma una sorta di sospensione emotiva, una zona grigia che apre diversi spunti di riflessione sul rapporto tra lavoro, benessere e partecipazione alla vita collettiva.

Questa zona grigia non riguarda solo il lavoro. Quando l’energia emotiva si abbassa troppo, non si spegne solo il disagio, può affievolirsi anche il senso di partecipazione alle grandi questioni che attraversano il mondo.

«Il dato che colpisce di più non è tanto il livello della felicità, quanto la grande area intermedia in cui le persone si collocano», osserva Elisabetta Dallavalle, Presidente dell’Associazione Ricerca Felicità, che da sei anni analizza il rapporto tra lavoro e benessere nel nostro Paese. «Quando quasi una persona su due non riesce a dire se è felice o infelice significa che siamo davanti a qualcosa di diverso dal disagio.»

Quest’anno c’è uno strumento nuovo che  l’Osservatorio introduce, per la prima volta insieme a Ipsos Doxa, il #BEF Index, il primo indice italiano che misura benessere e felicità nel lavoro. 

Per Sandro Formica, Direttore scientifico dell’Osservatorio, il fenomeno racconta una trasformazione più profonda: «È una forma di stanchezza emotiva diffusa. Le persone reggono, fanno il loro lavoro, ma senza un senso stabile di serenità e pienezza. Viviamo un tempo in cui è facile sentirsi travolti. Tra guerre, instabilità geopolitica, trasformazioni tecnologiche e incertezza economica, la tentazione più diffusa è quella di proteggersi, abbassando l’intensità emotiva. È quello che vediamo nei dati: non una protesta, ma una sorta di anestesia emotiva. Il presente regge, ma la fiducia nel futuro è fragile. Questo non significa che le persone siano deboli. Al contrario, il capitale psicologico è alto, ma se continuiamo a usare la resilienza individuale come ammortizzatore di un sistema che consuma energia, prima o poi quella resilienza si trasforma in stanchezza. Per questo oggi parlare di felicità non è evasione dalla realtà. È una competenza concreta che ci permette di allenare il modo in cui stiamo al mondo e affrontiamo tempi difficili.»

Il #BEF Index nasce proprio con l’obiettivo di leggere queste dinamiche con uno strumento stabile nel tempo. Costruito insieme all’istituto di ricerca Ipsos Doxa, l’indice sintetizza sei dimensioni che compongono il rapporto tra persone e lavoro: dalla felicità personale (con un valore di 54 punti) alla “fioritura” professionale (58.9), dalla capacità di affrontare ostacoli e fallimenti (64.7) alla percezione dell’impatto sociale dell’azienda (59.4), fino al rapporto con la tecnologia (52.5)e alla qualità delle condizioni lavorative.

Ed è proprio quest’ultimo indicatore,  il benessere psico-fisico legato alle condizioni di lavoro, a risultare il più critico: 41.7, l’unico valore sotto la media dell’indice generale. Un dato che rivela una tensione interessante: le persone dichiarano un buon livello di resilienza personale, ma faticano a sostenere nel lungo periodo l’impatto concreto dell’organizzazione del lavoro.

«Le persone si sentono abbastanza capaci di reggere (PsyCap alto), discretamente in crescita (Flourishing) e con una certa fiducia nel “senso” sociale dell’organizzazione (Sustainability) ma pagano un conto fisico/psicologico sulle condizioni di lavoro (Wellbeing ultimo a 41,7). Questa asimmetria è un segnale forte: stiamo usando “capitale psicologico” come ammortizzatore di un sistema che consuma energia» afferma Sandro Formica, Direttore scientifico dell’Osservatorio.

Il BEF Index sintetizza infatti sei dimensioni che descrivono il rapporto tra persone e lavoro. Accanto al livello di felicità generale (Happiness), l’indice misura il Flourishing, cioè il grado in cui il lavoro contribuisce alla crescita personale e al senso di realizzazione professionale; il PsyCap, capitale psicologico, l’insieme delle risorse mentali positive che aiutano una persona a performare bene anche sotto pressione: autoefficacia, speranza, resilienza e ottimismo; la Sustainability, ovvero la percezione che l’azienda abbia un impatto positivo sulla società e sul futuro del lavoro; la Tech Attitude, che valuta il rapporto con le tecnologie e con l’intelligenza artificiale; e infine il Wellbeing, che riguarda la qualità concreta delle condizioni di lavoro e il loro impatto sul benessere psicofisico delle persone.

Le ragioni di questa fatica emergono con chiarezza dalle risposte degli intervistati. Il 43% ritiene che il proprio stipendio sia sottodimensionato rispetto alle prestazioni richieste, mentre circa una persona su quattro sente che le pressioni lavorative interferiscono con la vita privata e incidono sul proprio equilibrio fisico ed emotivo. Nonostante ciò, il lavoro continua a essere una leva fondamentale nella vita delle persone: il 43% riconosce che incide in modo significativo sulla propria felicità complessiva.

«Avere un indice significa poter osservare il fenomeno nel tempo e capire dove intervenire, dimensione dopo dimensione», spiega Elga Corricelli, Cofondatrice dell’Associazione Ricerca Felicità. «Quando il colore dominante è il grigio, significa che bisogna ricominciare a lavorare sulle condizioni concrete che rendono il lavoro sostenibile e significativo. Riuscire a creare organizzazioni aperte, in ascolto e accoglienti significa incrementare la produttività, l’innovazione, la crescita mentre si migliora la salute delle persone e l’energia di tutto l’ecosistema. Ogni attore coinvolto ha una responsabilità e un potere, siano collaboratori o leader. Insieme è possibile co-costruire un nuovo paradigma capace di far evolvere le condizioni faticose che emergono dall’indagine di quest’anno. Comprendere che l’intelligenza collettiva e la collaborazione intergenerazionale può farci evolvere e scrivere pagine di futuro generative.»

Anche i fattori che rendono soddisfacente un lavoro raccontano un cambiamento culturale. Al primo posto compare il work-life balance, indicato dal 30% degli intervistati, che passa così dalla quinta posizione dello scorso anno alla prima. Subito dopo arrivano il livello di reddito e l’autonomia nel proprio lavoro. Segnali di una trasformazione che riguarda il modo stesso di interpretare la carriera: meno centralità dell’identità professionale, più attenzione alla qualità della vita.

Dentro questa trasformazione entra sempre di più anche il tema del welfare aziendale. Il 59% degli intervistati considera il welfare un elemento importante nella scelta di un’azienda, mentre il 57% ritiene che rappresenti un aiuto concreto per le famiglie e per arrivare a fine mese. Tuttavia, emerge anche un paradosso: oltre un terzo dei lavoratori dichiara di non vedere alcuna promozione dei servizi di welfare nella propria azienda.

L’indagine affronta anche il rapporto con le tecnologie. Se da un lato più della metà degli intervistati riconosce la necessità di migliorare le proprie competenze digitali, dall’altro la fiducia verso il modo in cui le aziende gestiranno l’intelligenza artificiale rimane limitata: poco più di un terzo dichiara piena fiducia nell’utilizzo responsabile di queste tecnologie.

In questo scenario, il BEF Index prova a offrire uno strumento di lettura che vada oltre l’istantanea del momento.

L’indagine è stata realizzata da Ipsos Doxa su un campione rappresentativo di 1000 lavoratori e lavoratrici residenti in Italia tra i 18 e i 74 anni, attraverso rilevazione CAWI effettuata tra il 21 e il 22 gennaio 2026.

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Leggi l’intero articolo