Italia, così fa male: ko in Svezia per un rigore a tempo scaduto. Con la Danimarca è già decisiva

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Seconda sconfitta consecutiva (3-2) per le azzurre di Soncin: martedì la trasferta in Danimarca, fondamentale per mantenere la Lega A di Nations League

Pietro Scognamiglio

4 aprile 2025 (modifica alle 22:13) - MILANO

Dalla battaglia di Solna l’Italia esce a mani vuote (3-2) ed è un peccato, per quanto la Svezia non abbia rubato nulla. Le Azzurre di Andrea Soncin hanno però sentito il profumo di quello che sarebbe stato un buon pari, vedendolo sfumare solo per un rigore a tempo scaduto. Arriva così la seconda sconfitta di fila dopo quella di un mese fa a La Spezia con la Danimarca, con le danesi che si ripresenteranno sul cammino di Giugliano e compagne martedì a Herning. Stavolta a casa loro, in un incrocio già significativo se si vuole rimanere nella Lega A di Nations League. 

CHE INIZIO

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La partenza, davanti a 15mila spettatori che si fanno sentire, è la migliore possibile: la Svezia batte il calcio d’inizio ma Caruso va subito a mangiarsi il pallone, Giugliano cambia lato verso sinistra e Beccari premia l’incursione in area di Severini nell’interspazio tra terzino destro e centrale. Primo gol azzurro alla prima da titolare per la centrocampista della Fiorentina, che premia così la scelta di Soncin di rinfoltire la mediana dandole spazio. Colpite a freddo e in difficoltà sui cambi gioco laterali, le svedesi rischiano di subire il raddoppio al 12’ quando un velo intelligente di Cambiaghi apparecchia per il destro di Beccari, che però colpisce in faccia il portiere Falk. Avrebbe potuto far meglio, considerata la buona posizione. E da quel momento la Svezia inizia a riorganizzarsi, aumenta i giri del motore e fa densità nell’area di Giuliani: l’occasione più grande ce l’ha Blackstenius che spara alto a pochi metri dalla porta, in mezzo a due salvataggi difensivi di Di Guglielmo - la migliore lì dietro - e Lenzini che ci tengono a galla.

PIù SVEZIA

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Senza cambi, la Svezia esce però meglio dagli spogliatoi e azzanna subito il secondo tempo. Un paio di combinazioni fotocopia sul lato destro dell’area mandano in affanno la linea difensiva, sul secondo tentativo arriva la zampata dell’ex milanista Asllani a fare 1-1. Passano appena quattro minuti e l’arbitro, la romena Pesu (non sempre sicurissima, ma non c’è il Var ad aiutarla), concede un rigore generoso sull’uscita di Giuliani su Blackstenius: sul dischetto si presenta Angeldahl, ma è proprio la numero uno azzurra a dirle di no tuffandosi alla sua destra. Momentaneo di sollievo. Il vento della partita soffia però nelle vele svedesi, anche perché Soncin è costretto a forzare i cambi per gli infortuni di Beccari e Lenzini (in panchina non c’è Giacinti, lasciata in tribuna). Al 75’, su una punizione nata da una trattenuta della neo entrata Schatzer, va a battere ancora Angeldahl e si fa perdonare l’errore precedente: la traiettoria disegnata di collo esterno dalla centrocampista del Real Madrid è imparabile, anche se la barriera non fa muro. Sorpasso compiuto per le padrone di casa, ma il merito dell’Italia in questa fase – la più complicata – è comunque non perdere contatto con la partita. Su una fiammata, la neo entrata Cantore prende il fondo da destra e crossa sulla testa di Cambiaghi che infila Falk. Il quinto gol in Nazionale - tutti nell’era Soncin – dell’attaccante interista sembra aver fissato il 2-2, a cinque minuti dal 90’. Nel recupero, però, una postura ingenua di Oliviero (anche lei dentro dalla panchina) genera un altro rigore, per fallo di mano fortuito ma con un braccio troppo largo per essere depenalizzato. E Rolfo, stavolta, fa centro per il definitivo 3-2. 

SONCIN

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“Un risultato che non ripaga la nostra grande prestazione - il commento a caldo di Soncin -, le ragazze sono state in partita dall’inizio alla fine pagando situazioni che non possiamo controllare. Manteniamo comunque la fiducia per il futuro”. In Danimarca, però, adesso bisogna fare risultato.

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