Istinto, strategia, premi e sacrifici: storie di calciatori che giocano a scacchi

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  EURO 1996 TRAININGSLAGER KROATIEN CRO; Im Barnsdale Country Club entspannen sich Zvonimir BOBAN und Trainer Miroslav BLAZEVIC beim Schach spielen.  (Photo by Lutz Bongarts/Bongarts/Getty Images)

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Haaland, Salah, Eze, Olise e tanti altri: perché i giganti del calcio oggi scelgono la scacchiera per allenare la mente e trovare l'equilibrio oltre il fischio finale? Forse la risposta l'ha data il centravanti del City...

Giorgio Burreddu

Collaboratore

20 marzo - 19:09 - MILANO

Servono posizione, cinismo, autocontrollo. E intuito, nemmeno quello deve mancare. È  così che si diventa calciatori. O buoni giocatori di scacchi. Un fisico bestiale non serve solo a fare gol. L’ultimo ad accorgersene è stato Erling Haaland, 25 anni, il re sulla scacchiera dei centravanti. Il norvegese del Manchester City ha investito nel Total Chess World Championship Tour, un torneo voluto dalla federscacchi di Norvegia che da anni traina l’innovazione nel mondo degli scacchi. Insieme all'imprenditore norvegese Morten Borge, Haaland ha fondato la società Chess Mates. E questo nuovo campionato del mondo è già stato approvato dalla Federazione Internazionale degli Scacchi per un periodo minimo di 16 anni. Un torneo pilota è previsto per l'autunno prossimo, seguito da una stagione completa nel 2027. Ogni stagione sarà composta da quattro eventi in altrettante città e avrà un montepremi annuo di 2,7 milioni di dollari (minimo). Va bene: ma perché? This is the question. E Haaland ha la risposta: “Gli scacchi sono come il calcio, devi pensare velocemente, fidarti del tuo istinto e pianificare le mosse in anticipo. Strategia e pianificazione sono fondamentali”. E poi dicono che i calciatori stanno solo davanti alla Play.

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