Secondo i primi risultati del progetto Cuore dell’Iss circa la metà degli uomini e due donne su cinque tra i 35 e i 74 anni presentano valori oltre i limiti
15 maggio 2026

Circa la metà degli uomini e circa due donne su cinque tra i 35 e i 74 anni presenta valori elevati di pressione arteriosa o è in trattamento per l’ipertensione. Lo rilevano i nuovi dati preliminari del Progetto Cuore dell’Istituto superiore di sanità diffusi in occasione della Giornata mondiale dell’ipertensione del 17 maggio dai quali emerge una media della pressione massima pari a 134 mmHg negli uomini e 126 mmHg nelle donne e quella minima 79 mmHg negli uomini e 75 mmHg nelle donne. “Una quota consistente della popolazione adulta - osserva Chiara Donfrancesco, ricercatrice del Dipartimento malattie cardiovascolari, endocrino-metaboliche e dell’invecchiamento dell’Iss e responsabile dell’indagine - convive con valori di pressione arteriosa elevati, spesso senza che ne sia consapevole. Per questo è fondamentale promuovere un monitoraggio periodico della pressione arteriosa e sensibilizzare la popolazione a seguire i suggerimenti sugli stili di vita e le prescrizioni farmacologiche del medico”.
Molti casi non controllati
La percentuale di adulti con pressione arteriosa elevata (uguale oppure superiore a140/90 mmHg) resta significativa: 37% degli uomini e 23% delle donne. Dai dati emerge un ulteriore elemento critico: una parte rilevante delle persone ipertese non è trattato o se trattato risulta avere comunque pressione elevata. “Tra coloro che hanno pressione elevata o sono in terapia - sottolinea l’Iss - una quota consistente non è consapevole di poter avere problemi di controllo della pressione (41% degli uomini e il 31% delle donne), una parte è consapevole ma non è in trattamento farmacologico (il 12% degli uomini e il 15% delle donne), un’altra parte è in trattamento ma presenta comunque livelli di pressione elevati (il 23% degli uomini e il 35% delle donne), e solo una quota minoritaria degli ipertesi risulta avere livelli pressori non elevati (il 24% degli uomini e il 19% delle donne)”.
Sfida di sanità pubblica dall’età pediatrica
L’ipertensione è uno dei principali problemi di salute pubblica a livello globale ed è responsabile come concausa di circa il 12,8% dei decessi. Sebbene sia tipica dell’età adulta, negli ultimi anni è in aumento anche tra bambini e adolescenti, soprattutto in relazione alla diffusione dell’obesità.
Nella popolazione pediatrica, sottolinea l’ospedale pediatrico Bambino Gesù, interessa il 3-7% dei soggetti apparentemente sani, ma può arrivare fino al 20-25% nei bambini in sovrappeso o obesi. In molti casi è legata a malattie renali, endocrine o cardiovascolari, ma in una quota significativa – fino al 30% – non si riesce a identificarne la causa e si parla di ipertensione “essenziale”. Questa condizione è particolarmente rilevante perché tende a persistere nel tempo e può provocare già in età pediatrica danni agli organi bersaglio, soprattutto al cuore, con aumento della massa ventricolare sinistra e alterazioni della struttura cardiaca.
Il ruolo dei reni e le conseguenze sul cuore
Lo studio condotto dall’unità operativa di Medicina dello sport e ipertensione arteriosa e da quella di Imaging multimodale del Bambino Gesù si concentra su una possibile causa finora poco considerata: le anomalie anatomiche delle arterie renali. Analizzando 107 bambini e adolescenti con ipertensione primaria, i ricercatori hanno osservato che circa il 65% presenta varianti della vascolarizzazione renale, come arterie accessorie o di calibro ridotto. La presenza di queste anomalie potrebbe alterare il flusso di sangue al rene e attivare meccanismi ormonali che aumentano la pressione arteriosa. In questo modo, anche nei casi apparentemente “senza causa”, il rene potrebbe avere un ruolo diretto nel causare l’innalzamento della pressione arteriosa.




