Il regista inglese adorava i camei ed è apparso ben 39 volte nei suoi film: allo stesso modo, Simone vuole entrare nel capolavoro che ha costruito in questi anni
Ne “La finestra sul cortile” (1954) mette a punto un orologio a pendolo. In “Psyco” (1960) indossa un cappello da texano. Alfred Hitchcock adorava i camei. Il regista inglese ha nascosto piccole apparizioni in 39 dei suoi film. Simone Inzaghi è uguale. Non c’è partita in cui non metta piede in campo. Non gli basta più la regia tecnica della sua Inter, vuole mescolarsi agli attori. Il cameo nel derby è stato spettacolare. Spintosi fino alla linea di gesso, ha costretto Theo a sfrecciargli alle spalle. Fuori dal campo il terzino, in campo il mister.
COME MICHELANGELO
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Inzaghi è Michelangelo che si ritrae nel Giudizio della Cappella Sistina e presta il suo volto a San Bartolomeo scuoiato vivo. Allo stesso modo, Simone vuole entrare nel capolavoro che ha dipinto in questi anni. È attratto dal 3-5-2 che ha costruito a sua immagine e somiglianza e si tuffa dentro, come Narciso nel lago. Ormai lo sanno tutti. Impazzano i meme: l’area tecnica del nuovo stadio dell’Inter che arriverà a centrocampo; la heat-map di Inzaghi con i tocchi per zona…
IL DISEGNO DI SIMONE
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Non tutti però hanno intuito il piano che sta seguendo Simone. Non sono camei istintivi, estemporanei. C’è sotto un disegno preciso, un climax. Ha cominciato con brevi passeggiatine oltre l’area tecnica; a Napoli è entrato in campo per organizzare un cooling-break a partita in corso; nel derby ha giocato all’interno di Theo Hernandez; presto uscirà dal rettangolo di gesso, scatterà sulla fascia e, al momento del cross di Dimarco, sterzerà verso il centro dell’area per incornare in rete, da quel centravanti che fu. Allora il piano del Demone sarà compiuto.