Il nuovo report di Football Benchmark sulle valutazioni aziendali delle squadre europee: i nerazzurri crescono del 25% unendo risultati sportivi e sostenibilità finanziaria
È una questione di cicli. Questo è il ciclo dell’Inter. Non un dominio assoluto in campo – nell’attuale era sono riusciti a imporsi in Serie A il Napoli (due volte) e il Milan – ma un ruolino eccellente, in Italia e in Europa: negli ultimi sei anni, tre scudetti, due secondi posti e un terzo posto, soprattutto due finali di Champions, con il corollario di tre Coppe Italia e tre Supercoppe italiane. Mantenersi costantemente al vertice della classifica nazionale e nel giardino nobile dell’Europa ha consentito al club nerazzurro di affermare una leadership sportiva ed economica che adesso è abbastanza chiara. La certificazione arriva dall’undicesima edizione di “Football clubs’ valuation: The European Elite”, lo studio annuale di Football Benchmark sulle valutazioni d’impresa dei club: l’Inter non solo balza al comando tra le squadre italiane, ma raggiunge un enterprise value di 2,1 miliardi di euro (esattamente 2.137 milioni), scollinando per la prima volta la soglia dei 2 miliardi e creando un solco tra sé e le altre. Juventus e Milan sono appaiate a 1,8 miliardi (1.837 milioni per i bianconeri, 1.807 per i rossoneri), poi Napoli a 967 milioni, Roma a 730, Atalanta a 638 e Lazio a 519. Sono queste le italiane che rientrano nella classifica europea dei primi 32 club, dominata dal Real Madrid con una valutazione di 7,7 miliardi.
il metodo
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L’enterprise value è la valutazione aziendale: esprime quindi il valore complessivo di una società, la sommatoria di tutti i suoi asset. Football Benchmark lo calcola attraverso il modello dei multipli del fatturato, correggendo il moltiplicatore in base a un algoritmo che tiene conto di cinque parametri: profittabilità (rapporto stipendi-ricavi ed Ebit), popolarità (seguito sui social media), potenziale sportivo (valore della rosa), gestione dei diritti tv ed eventuali stadi di proprietà. Per l’ultima edizione del report sono stati presi come riferimento i bilanci 2023-24 e 2024-25. Proprio il record dei ricavi e lo storico conseguimento dell’utile nella scorsa stagione hanno fatto schizzare il valore dell’Inter, in aumento del 25% rispetto a un anno fa. Si tratta del maggiore incremento tra i club italiani (Juventus e Atalanta +11%, Roma +10%, Milan stabile, Napoli e Lazio in negativo) e di uno dei maggiori in assoluto, inferiore solo a quello dell’Aston Villa (+41%) e del Barcellona (+33%). La curva dell’ultimo decennio racconta bene i passi avanti compiuti dall’Inter, che prima dell’avvento della famiglia Zhang valeva meno di 500 milioni, per poi toccare quota un miliardo nel 2022 e accelerare la crescita negli ultimi anni, quelli in cui i risultati sul campo sono stati accompagnati da una gestione finalmente sostenibile, governata da Oaktree, e da politiche di sviluppo del marchio in chiave globale. “L’Inter di oggi mi ricorda molto la Juventus pre-Ronaldo, in termini di successo sportivo e sostenibilità finanziaria, e non è una coincidenza che il capo d’azienda sia lo stesso, Beppe Marotta, con una proprietà forte alle spalle”, spiega Andrea Sartori, ceo e fondatore di Football Benchmark, che aggiunge: “Il caso nerazzurro conferma una tendenza più recente del calcio, quella che spesso vede i risultati sportivi e l’equilibrio contabile andare di pari passo. In passato ciò accadeva molto più raramente, anche per l’assenza di regolamenti Uefa sufficientemente stringenti, che oggi stanno contribuendo a rendere i club più solidi e sostenibili senza compromettere la competitività sportiva”.
ritardo
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Il calcio italiano rimane lontano dall’élite europea. Il divario dalla decima del ranking, il Chelsea, che vale 3 miliardi, è di quasi un miliardo (solo un’italiana è stata nella top ten, la Juventus nel 2022). Ci sono ormai quattro società che hanno un enterprise value di almeno 5 miliardi: Real Madrid, Barcellona e le due squadre di Manchester. E la prima ha preso il largo. Grazie a un +23% rispetto al 2025, i Blancos viaggiano verso gli 8 miliardi. Tra i fattori chiave, l’enorme appeal commerciale del marchio Real e il nuovo Bernabeu, a dimostrazione del fatto che senza stadi moderni e polifunzionali non si va lontano. “A parte la notevole crescita dell’Inter, che ha ancora notevoli margini di incremento, il mercato italiano rimane abbastanza stagnante. Il solco creato dall’élite del calcio europeo deve essere un monito, e anche uno sprone per lo sviluppo della Serie A che potrà tornare a essere competitiva anche con il contributo di una nuova generazione di impianti”, la chiosa di Sartori.




