Infantino incontra Trump: "Il Presidente mi ha assicurato che l'Iran sarà il benvenuto ai Mondiali"

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Il n.1 Fifa su X: "Lo ringrazio per il suo sostegno, dimostra ancora una volta che il calcio unisce il mondo". Il caso delle giocatrici iraniane che hanno ottenuto asilo politico in Australia e i problemi dell'Iraq per lo spareggio in Messico del 31 marzo

11 marzo 2026 (modifica alle 08:50) - MILANO

I dubbi attorno alla partecipazione dell'Iran al Mondiale 2026, visto il conflitto in corso tra la Repubblica Islamica e gli Stati Uniti, sono stati al centro dell'attenzione mediatica, perlomeno quella sportiva. Il presidente della Fifa, Gianni Infantino, con un post su X ha voluto confermare che dal punto di vista degli organizzatori non ci sono preclusioni alla partecipazione dei mediorientali alla manifestazione. È stato proprio Donald Trump a ribadirlo al numero uno Fifa durante un incontro.

il tweet

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"Questa sera ho incontrato il Presidente degli Stati Uniti, Donald J. Trump, per discutere dello stato di avanzamento dei preparativi per l'imminente Coppa del Mondo Fifa e del crescente entusiasmo in vista dell'inizio, previsto tra soli 93 giorni - ha postato Infantino -. Abbiamo anche parlato della situazione attuale in Iran e del fatto che la nazionale iraniana si è qualificata per partecipare alla Coppa del Mondo. Durante i colloqui, il Presidente Trump ha ribadito che la nazionale iraniana è ovviamente benvenuta a partecipare al torneo negli Stati Uniti. Abbiamo tutti bisogno di un evento come la Coppa del Mondo per unire le persone, ora più che mai, e ringrazio sinceramente il Presidente degli Stati Uniti per il suo sostegno, poiché dimostra ancora una volta che il calcio unisce il mondo".

aSILO POLITICO

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Resta però da vedere se il regime degli ayatollah darà  il via libera al Team Melli. Inevitabile da parte sua il timore per eventuali richieste di asilo politico durante il Mondiale, come accaduto in questi giorni per 5 giocatrici della nazionale femminile, impegnate nella Coppa d'Asia in Australia. Le ragazze erano finite nel mirino del regime iraniano dopo che si erano rifiutate di cantare l'inno prima della partita di debutto contro la Corea del Sud, venendo definite "traditrici in tempo di guerra" dalla tv di Teheran. Prima di partire per Sydney, cinque di esse sono riuscite a sfuggire alla sorveglianza, lasciare l'hotel e chiedere asilo, concesso dal Primo Ministro australiano Anthony Albanese: "L'Australia ha preso a cuore il loro caso ed è stata toccata dalla difficile situazione di queste donne coraggiose" ha dichiarato il Premier.

iraq

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Parallelamente sta montando anche il caso della nazionale irachena, che il 31 marzo a Monterrey dovrà giocare lo spareggio per accedere al Mondiale contro la vincente di Suriname-Bolivia. Il ct Graham Arnold nei giorni scorsi aveva lanciato l'allarme vista la situazione nel Golfo: "Se la partita si giocherà in Messico, avremo difficoltà a lasciare Baghdad - ha detto Arnold alla Cnn - Circa il 60% dei miei giocatori milita in club iracheni, tutto il mio staff tecnico vive in Iraq, quello medico in Qatar e al momento stiamo avendo problemi a ottenere i visti per il Messico". Arnold ha detto di essere già stato costretto ad annullare un ritiro negli Stati Uniti: "Non possiamo lasciare Baghdad - ha detto - La Fifa deve ovviamente prendere una decisione rapida in merito perché è un po' ingiusto in questo momento, con quello che dovremmo affrontare". Ieri però la situazione visti pare essersi sbloccata. Il Ministro degli Esteri messicano ha infatti dichiarato che sarebbero in lavorazione nelle ambasciate in Qatar e Arabia Saudita. Resta il problema di come raggiungere un aeroporto da cui poi prendere un volo per il Messico, visto che lo spazio aereo iracheno resta chiuso.

La Gazzetta dello Sport

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