Tre secondi in meno del Pirata, che però percorse 13,8 km, e all’arrivo la strada saliva ancora, il danese ha invece avuto a disposizione quasi un km in più
Abbiamo avuto subito la sensazione che Jonas Vingegaard fosse andato velocissimo sulla salita di Piancavallo, dove ha conquistato la quinta vittoria di tappa in questo Giro. Sicuramente è stata la miglior prestazione del fuoriclasse danese in maglia rosa: c’era una salita di 14,5 km (pendenza media 7,8%, max 14% tra il quinto e il sesto chilometro, dislivello 1131 metri) e si è provato a fondo. Ha attaccato a 11 km dall’arrivo (mai così lontano dal traguardo, rispetto alle precedenti tappe di montagne) e ha inflitto al povero Felix Gall, per la quinta volta secondo, il distacco più ampio: 1’15”. Questa era la salita di Marco Pantani, che vinse a Piancavallo nel Giro 1998 e iniziò la sua rimonta sul favorito Zulle, per poi conquistare il Giro a Milano. Anche allora, come oggi, la tappa si disputò il 30 maggio. Vingegaard velocissimo, dunque, con un po’ di vento a favore nel finale, ma quanto? Sì, il danese è andato veloce quanto Pantani, anzi, secondo un confronto tra le immagini televisive del 1998 e quelle odierne, avrebbe impiegato tre secondi in meno del Pirata per arrivare nello stesso punto in cui c’era il traguardo della tappa del 1998: 36’17” contro 36’20” del romagnolo. Perché diciamo questo? Perché oggi il punto dell’arrivo è stato spostato in avanti di 700 metri rispetto al 1998, con un tratto finale molto veloce in falsopiano.
diversità
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Il ciclismo non è l’atletica leggera, dove partenza e arrivo sono sempre nello stesso punto, e non ci sono cronometraggi ufficiali delle salite: basta spostare di pochi metri le linee di inizio salita e arrivo per avere dati completamente diversi. Pantani scalò la salita di Piancavallo che era lunga 13,8 km, e all’arrivo la strada saliva ancora: Marco attaccò quasi subito, all’inizio, perché doveva recuperare più secondi possibili da Zulle che lo precedeva in classifica di 43”, e spinse a fondo fino al traguardo. Vingegaard, che aveva già stravinto il Giro, ha invece avuto a disposizione una salita di 14,5 km: ecco perché si è dovuto mettere a confronto le immagini tv, andare a vedere il passaggio del danese dove c’era il traguardo di Pantani e usare il cronometro per avere dati più precisi possibili. In ogni caso, resta l’evidenza di una prestazione di Vingegaard di altissimo valore, che lo conferma come lo scalatore più forte del gruppo, sul livello dei grandissimi di sempre.

