La serie ribattezzata "La Rivalità più Grande" si apre con un netto successo degli ospiti, firmato dalla doppietta di Jordan e dalle mete di Moorby, Holland e Jacobson. Per gli Springboks a segno Esterhuizen. Fra sette giorni il secondo test a Città del Capo
Roberto Parretta
23 agosto - 15:59 - MILANO
Tutt’altro che affaticati per le tre partite giocate contro le franchigie di Stormers, Sharks e Bulls, anzi, apparsi decisamente ben rodati, a dispetto degli infortuni e delle assenze, gli All Blacks hanno vinto nettamente per 33-16 il primo test con gli Springboks. Il tour dei neozelandesi in Sudafrica, lanciato come “La Rivalità più Grande” e iniziato il 7 agosto, ha celebrato la prima sfida fra le due superpotenze mondiali, giocata sullo stesso campo dove nel 1995 i padroni di casa conquistarono la loro prima Coppa del Mondo, proprio a spese dei favoriti All Blacks di Jonah Lomu, con tanto di passaggio radente di due jet sullo stadio, a ricordare quello del Boeing 747 del “Good luck Bokke” pilotato da Laurie Kay, a quanto si dice su richiesta degli organizzatori e dello stesso presidente Nelson Mandela. In campo però stavolta le cose sono andate diversamente, soprattutto nel secondo tempo, quando gli All Blacks sono riuciti a capitalizzare al massimo le occasioni prodotte, al contrario dei bicampioni del mondo in carica.
dominio sterile
—
C’è da dire infatti che il Sudafrica del c.t. Rassie Erasmus ha per lunghissimi tratti dominato la partita, soprattutto dalle fasi statiche, con una mischia letteralmente travolgente. Ma, molto spesso per imprecisione, per fretta, oltre ai meriti di una difesa mai doma, le occasioni da meta sono praticamente sempre sfumate. La sola meta dei padroni di casa l’ha firmata al 13’ Andre Esterhuizen (il sostituto ibrido, utilizzabile sia come avanti che come trequarti), da poco subentrato a Kurt-Lee Arendse, sfruttando un brutto placcaggio dell’ala avversaria Josh Moorby. Meta con la quale gli Springboks avevano risposto a quella segnata pochi minuti prima da Will Jordan, innescato per il tuffo alla bandierina dal bel passaggio di Cam Roigard. Da quel momento, con i 5 punti al piede di Cheslin Kolbe per il 10-5 parziale, si è assistito alla brutale distruzione della mischia neozelandese: la prima linea di Ox Nche, Malcolm Marx e Wilco Louw ha letteralmente annientato quella di Ethan de Groot, Codie Taylor e Tyrel Lomax per 54 minuti. Incredibilmente, però, ad andare a segno sono stati di nuovo gli All Blacks al 22’, proprio con Moorby, lanciato con una magia in offload di Tupou Vaai. Ancor più incredibile vedere le squadre andare al riposo con appena un punto di vantaggio per il Sudafrica. E ancor più incredibile è stato annotare a inizio ripresa, dopo un piazzato di Kolbe, la terza meta degli ospiti, firmata dalla seconda linea Fabian Holland, che stoppa il calcio di liberazione di Grant Williams e raccoglie l’ovale per schiacciare. Un’altra mazzata arriva al 58’ quando Luke Jacobson riceve un pallone riciclato dopo un tentativo di Ardie Savea e sfonda oltre la difesa sudafricana, con la squadra ormai implosa e impotente. A completare l’opera e il 21-3 di parziale nel secondo tempo, dopo i due cartellini gialli a Marco van Staden e Cobus Reinach, la doppietta di Jordan al 74’, che riceve il pallone da Savea, scappato dal fondo della mischia. Cinque mete a una suona decisamente come una umiliazione, con le 4 trasformazioni di Ruben Love che valgono il 33-19 finale.
spreconi e spietati
—
L’impressione che però resta, se non ci si fa ingannare troppo dal punteggio, è che gli All Blacks l’abbiano scampata bella. Certo, c’è da dire che alla squadra del neo c.t. Dave Rennie non mancano carisma e leadership: sarebbe stato impossibile per chiunque altro squadra sfangarla di fronte a un simile dominio avversario. Un esempio? Dal minuto 64 gli Springboks sono entrati 9 volte nei 22 avversari per un misero 1,1 di media punti, contro il 4,3 dei neozelandesi a fronte di soli 6 palloni portati nei 22. Cariche su cariche, quelle dei sudafricani, fermate spesso a pochi centimetri dalla linea e che li hanno lasciati con un pugno di mosche in mano: una squadra di spreconi, si potrebbe dire, contro una di spietati. Come ha ammesso lo stesso Erasmus: “Lo score è orrendo, ma hanno inciso quei momenti in cui noi abbiamo avuto l’opportunità di mettere punti e non l’abbiamo fatto. Loro sono stati più cinici. Questa è una vera batosta, è normale subire ora delle critiche, ma dovremo evitare di darci troppo peso per tornare subito a lavorare duramente per prenderci la rivincita”. Fra una settimana si replica a Città del Capo, dove gli All Blacks hanno una grossa fan base, ma dove gli Springboks hanno perso una sola volta, nel 2021 con i British&Irish Lions.



