Il Teatro Della Cometa mostra l'archivio di Mimì Pecci Blunt

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La fitta trama di relazioni culturali che nel corso del Novecento si sviluppa tra Roma e Parigi, trova in Mimì Pecci Blunt, fondatrice del Teatro Della Cometa nel 1958, una figura centrale. La nobildonna opera come mediatrice culturale, costruendo una rete internazionale capace di mettere in comunicazione ambienti intellettuali diversi e di trasferire a Roma lo spirito cosmopolita della Parigi tra le due guerre. La documentazione che attesta questo periodo felice del teatro è al centro della mostra, intitolata "Tra Roma e Parigi", a cura di Maria Alicata, inaugurata il 3 marzo nel Teatro Della Cometa, gioiello architettonico alle pendici del Campidoglio, portato a nuova vita dalla stilista Maria Grazia Chiuri. Terminerà il 31 marzo.
    Nel foyer del teatro prende vita l'altra mostra, quella dei bunners, The Theatre of the Commons, di Marinella Senatore, artista multimediale, video-maker, specializzata in opere collettive. Curatrice, Paola Ugolini. Ricamati a mano, gli stendardi sono stati realizzati in collaborazione con gli atelier della scuola di ricamo Chanakya di Mumbai, fondata da Chiuri, sostituendo i tendaggi preesistenti, decorando le pareti.
    "Mimì era nipote di un papa - racconta Alicata, curatrice della mostra sull'archivio- si trasferì nel 1919 a Parigi dve incontrò Cecil Blumenthal, futuro marito. Non solo. Entrò in contatto con alcuni dei protagonisti della cultura europea, dando inizio a quel sistema di relazioni che segnerà stabilmente la sua attività. Il suo cognome venne costruito, accostando al suo un diminutivo del cognome del marito. Anche il titolo nobiliare di contessa le venne assegnato in quanto discendente di un papa".
    "Il salotto parigino di Mimì - prosegue Alicata - divenne presto uno spazio d'incontro e sperimentazione, frequentato da scrittori, musicisti e artisti come Paul Valéry, Jean Cocteau e Igor Stravinsky. Parigi rappresenta così non solo un luogo di formazione, ma una vera e propria grammatica culturale: un modello di socialità artistica basato sulla prossimità tra discipline, sulla contaminazione dei linguaggi e sulla costruzione di comunità temporanee". "Il trasferimento di questa esperienza a Roma - spiega la curatrice - assume un carattere programmatico. Fin dai primi anni Trenta la sua casa diventa un laboratorio di incontri tra scrittori italiani e stranieri, un tentativo consapevole di rompere l'isolamento culturale romano e di introdurre un clima di confronto internazionale. In una città in cui convivono aperture e resistenze, Mimì costruisce uno spazio di mediazione in cui la cultura opera come strumento di dialogo. In questo contesto nasce anche l'idea di una galleria come luogo stabile per l'arte, mentre artisti italiani attivi a Parigi partecipano a una rete di scambi costruita su ritorni, traduzioni e contaminazioni reciproche. Roma e Parigi diventano poli complementari di una stessa geografia culturale".
    Il percorso espositivo ricostruisce questa costellazione attraverso documenti d'archivio, fotografie, programmi di sala, inviti e opere provenienti dalla collezione di Mimì e non solo.
    Tra queste, in uno dialogo tra passato e presente, Lapsus Lupus di Luigi Ontani, opere di Gino Severini tra cui un mosaico realizzato a Parigi ed esposto alla Galleria della Cometa nel 1938. Non si tratta di una semplice cronologia, ma di una mappa di relazioni: lettere, album fotografici, materiali legati ai Concerti di Primavera e gli articoli scritti da Mimì come corrispondente per Le Figaro rivelano un metodo di vita e lavoro fondato sull'incontro e sulla circolazione delle idee.
    L'archivio emerge come dispositivo narrativo capace di rendere visibile una rete culturale transnazionale in cui la figura di Mimì non è soltanto mecenate, ma protagonista attiva della produzione culturale.
   

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