Gladis, Marita, Ana Candida e tante altre. Sugli spalti le tifose numero uno sono le mamme: i loro volti ci raccontano le storie, i sacrifici e i sogni dietro ai protagonisti di questo Mondiale
Anche i duri anche un cuore, ma più che altro hanno una mamma e quando la vedono si sciolgono. Dopo aver battuto in rimonta l’Egitto negli ottavi di finale, Walter Samuel, l’ex Muro dell’Inter e ora assistente di Lionel Scaloni, è salito in tribuna, ha stemperato la tensione accanto a sua madre Gladis. Appoggiato alla sua testa, ha aperto il sorriso. Walter aveva iniziato anche la carriera con il cognome della madre, Lujan, poi prese quello del patrigno. Lo ricorda sempre.
SACRIFICI E ORGOGLIO
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La mamme del Mondiale sono tante, hanno le rughe e non atteggiamenti da wags, da consorti in passerella. Ricordano i sacrifici fatti dalla famiglia e dai loro ragazzini, mandati anche lontano da casa per imparare questo sport bellissimo. I genitori hanno stampato ogni momento della crescita dei propri figli, delusioni ed entusiasmi. Arrivare alla Coppa del Mondo è il traguardo sognato da sempre e con discrezione anche le famiglie lo condividono. Gli stadi senza barriere o fossati fanno il resto, è più facile incontrarsi (ed essere fotografati) in pubblico che non aspettare fuori dall’ingresso della zona spogliatoi, in luoghi off limits. Quando ha segnato la Spagna, nei quarti contro il Belgio, le madri di Lamine Yamal e Mikel Oyarzabal hanno festeggiato insieme. Quelle di Edin Dzeko e Kerim Alajbegovic hanno pianto abbracciate, quando la Bosnia si è qualificata ai sedicesimi di finale. La signora Saibari invece si è commossa insieme al figlio, cannoniere del Marocco, dopo aver eliminato ai sedicesimi l’Olanda. Lady Musiala ha consolato Jamal dopo la sconfitta della Germania, ma un’altra genitrice tedesca è anche finita nel mirino della critica, non graffiante per il rispetto dovuto ma comunque sottolineata, quando si voleva attaccare il figlio Julian Nagelsmann, che sull’aereo della squadra faceva salire la moglie Lena e la mamma Burgi, come gli altri giocatori. Ma quando perdi si fa presto a distruggere il quadretto famigliare.
LACRIME E GIOIA
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Vozinha, portiere rivelazione di Capo Verde, ha espresso in lacrime il suo dispiacere perché la mamma Ana Candida, una vita da addetta alle pulizie, non poteva permettersi il viaggio per raggiungerlo, ma un visto d’emergenza e un aiuto via internet l’hanno fatta arrivare a Miami per la partita contro l’Uruguay. Ha trovato le telecamere ad attenderla. Erling Haaland ha voluto mettere sulla maglia anche Braut, cognome della signora Marita, ex eptatleta che le ha passato i fondamenti e i geni dell’atletica leggera. Sono solo piccoli esempi, perché saranno state centinaia le famiglie qui al seguito dei propri pargoli di un tempo andato. Attese, lavatrici, incoraggiamenti, spese: tutto passa per la testa quando si vede un figlio che riesce in quello che desiderava fare. E un palcoscenico come questo amplifica la situazione, accomunando questi genitori a milioni di famiglie che hanno vissuto lo stesso percorso, senza poi arrivare al traguardo. La mamma di Didier Deschamps se ne è andata durante la Coppa. Anche tutto il mondo del calcio le ha reso omaggio.


