Il ritorno di regina Rojas: “Ai Mondiali indoor di Torun per tornare a volare”

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La dominatrice del triplo è di nuovo al top dopo due anni di stop per la rottura di un tendine d’Achille: “In Polonia vincerò anche per il popolo venezuelano”

Andrea Buongiovanni

Giornalista

11 marzo - 11:29 - MILANO

La Reina del Triplo Salto è pronta a riconquistare la scena. Yulimar Rojas, 30enne venezuelana, personaggio copertina dell’atletica internazionale con un oro olimpico, tre iridati all’aperto e quattro al coperto consecutivi, era imbattuta dal luglio 2021. La federazione mondiale, come già nel 2020, nel 2023 l’aveva incoronata “atleta dell’anno”. Poi, in allenamento, nell’aprile 2024, si è frantumata il tendine d’Achille sinistro e tutte le sue prospettive sono di colpo mutate. Facendo un miracolo, è tornata nel settembre scorso, bronzo ai Mondiali di Tokyo (con 14.76) alle spalle della cubana Perez Hernandez (14.94) e della dominicense Lafond (14.89). Ora, con un’unica gara nelle gambe - disputata nella spagnola Valencia il 14 febbraio - con 14.95 vanta la miglior prestazione mondiale stagionale. E tra due weekend, ai Mondiali indoor di Torun, in Polonia, sarà la donna da battere. Come è giusto che sia. Yulimar, collegata via web, treccine corte e felpa casual, non nasconde le proprie emozioni.

La prima domanda è d’obbligo: come sta?

“Sono felice: felice di poter gareggiare ancora, di poter affrontare un altro Mondiale. Ora posso di nuovo dimostrare quel che valgo. Mi piace essere un simbolo di dedizione e di resilienza”.

Il 2024 e il 2025 sono stati per lei anni difficili: quanto è cambiata come atleta e come persona?

“È stato un periodo lungo, di attesa, pieno d’ansia. Ma sapevo che sarei tornata, ci ho sempre creduto. Adesso sono ancora più motivata, piena di voglia di fare. E di fare bene, anche per ringraziare tutti coloro che mi hanno spinta a ripartire”.

Adesso posso di nuovo dimostrare quel che valgo. Mi piace essere un simbolo di dedizione e di resilienza”.

Migliorato il record del mondo dopo oltre 25 anni, poi portato a 15.74, puntava ai 16 metri: ha dovuto ridimensionare i suoi obiettivi?

“Lo sport è tutto per me, sono una lottatrice nata e quindi no, sono rimasti gli stessi. E io sono la stessa Yulimar di sempre. Quel 14.95 è stato solo un aperitivo. Tornerò con regolarità oltre i 15 metri”.

Come ha fatto in 29 gare tra il 2016 e il 2023: tecnicamente parlando, il suo salto rispetto ad allora è modificato?

“Direi di no: nella fase di ripresa, all’inizio, la gamba infortunato ha dovuto recuperare forza ed equilibri. Ma ho presto ritrovato i miei automatismi, la mia potenza. Più difficile è stato recuperare da un punto di vista mentale. In qualche modo è facile perdere certe convinzioni. Ma ora ho ritrovato buone sensazioni e, soprattutto, sono di nuovo una persona felice. Ecco perché Torun è un’occasione così importante: non vedo l’ora di ritrovare la pedana, le rivali, persino le telecamere". 

Ora sono di nuovo una persona felice. Ecco perché Torun è un’occasione così importante: non vedo l’ora di ritrovare la pedana, le rivali, persino le telecamere".

Yulimar Rojas sul ritorno in gara

Chi l’ha aiutata da questo punto di vista?

“Subire un infortunio del genere nella stagione olimpica mi ha fatto scoprire di essere vulnerabile. Ivan Pedroso, il mio allenatore, è stato il miglior mental coach possibile. Poi devo tanto al mio manager, alla mia famiglia e alla mia partner. Mi hanno fatto rinascere dalle mie ceneri. Hanno trasformato certe paure in fuoco puro”.

Durante il lungo stop, ha scoperto nuove passioni?

“Sfruttando tempo che di solito non ho, ho fatto qualche viaggio e sono stata più a lungo coi miei cari. Ho vissuto momenti intimi con loro, ho abbracciato mia madre e mio padre come non facevo da anni, ho visto quanto cresca in fretta mio nipote. E ho poi ho preso a studiare inglese. Ai Giochi di Los Angeles 2028 voglio essere in grado di sostenere un’intervista con una lingua diversa dallo spagnolo”.

Vive e si allena in Spagna da dieci anni: l’inverno, nella sua Guadalajara, è stato particolarmente rigido. La sua preparazione ne ha risentito?

“Non aveva mai piovuto tanto… Certo paghiamo il fatto di non avere un impianto indoor. E dire che è la località che ha lanciato campioni come lo stesso Pedroso e Javier Sotomayor”.

Il campione olimpico della sua specialità, il cubano naturalizzato spagnolo Jordan Daz, grande rivale degli azzurri Andy Diaz e Andrea Dallavalle, vi ha appena lasciato per trasferirsi in Arkansas, negli Stati Uniti, alla corte di Travis Geopfert, coach di Jaydon Hibbert e Tara Davis: se l’aspettava?

“È stato un fulmine a ciel sereno. Non ha salutato nessuno ed è sparito, Lo abbiamo saputo dai media. Nonostante qualche acciacco stava lavorando bene. Mi spiace: per me farà comunque sempre parte del gruppo. Gli auguro il meglio”.

Pur se a distanza, come vive il difficile momento politico del Venezuela?

“Il mio Paese affronta da sempre situazioni complesse, irregolari. Io non posso far altro che lavorare e sperare di regalare qualche momento di gioia ai miei connazionali grazie ai miei risultati. A Torun salterà anche per loro”.

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