Il risultatista e il giochista che non si sopportano: Allegri-Sarri, due toscani agli antipodi

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Il tecnico del Milan e della Lazio si sono sfidati la prima volta in panchina oltre 20 anni fa e rappresentano due filosofie di calcio opposte. Lungo gli anni si sono punzecchiati spesso pubblicamente: "Caratterialmente siamo agli opposti"

Marco Pasotto

Giornalista

27 novembre 2025 (modifica alle 18:31) - MILANO

Non fate caso più di tanto alla foto qui sopra. Si tratta più che altro di convenevoli. Pro forma a favore di telecamera, così come peraltro avverrà sabato sera al Meazza. Photo opportunity, si dice in questi casi. In realtà Massimiliano Allegri e Maurizio Sarri difficilmente sceglierebbero consapevolmente di andare a cena insieme. Non c'è nulla di esagerato fra di loro, per carità, non si stanno reciprocamente sull'anima nel senso stretto del termine. E spesso si fanno anche i complimenti. Però diciamo che in passato non si sono risparmiati qualche puntura più o meno dolorosa.

faccia a faccia

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La conoscenza e la frequentazione sui campi, comunque, è decisamente datata. Per i primi incroci sulle rispettive panchine si deve tornare ai primi anni Duemila in Toscana, quando Allegri allenava l'Aglianese e Sarri la Sangiovannese. Campionato di Lega Pro. Max agli albori della carriera, Maurizio già con svariati anni di mestiere, iniziato in Seconda categoria. Vent'anni dopo, il pallottoliere segna 19 faccia a faccia con una bilancia che pende con decisione verso Allegri: 11 vittorie, 4 pareggi e 4 sconfitte per il tecnico rossonero. Sfide che hanno coinvolto otto squadre: oltre ad Aglianese e Sangiovannese troviamo anche Sassuolo, Verona, Juve, Empoli, Napoli e Lazio. Lungo il loro percorso hanno portato avanti una filosofia e una proposta di gioco differenti, che poi sono state estremizzate e liofilizzate in giochismo (Sarri) e risultatismo (Allegri). Max l'allenatore che bada a tenere abbassate le tapparelle e non ha problemi a infilare una vittoria di corto muso dietro l'altra; Maurizio l'allenatore convinto che le vittorie arrivino - o comunque debbano arrivare - attraverso il gioco.

botta e risposta

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Le differenti visioni sul pallone hanno sicuramente contribuito ad accendere la miccia fra i due, ma non si tratta solo di quello. Riavvolgendo il nastro si trovano scintille già nel 2017. Per esempio in occasione di un Napoli-Juve dicembrino, quando Sarri aveva tirato in ballo l'Inter sui giorni di riposo tra una partita e l'altra, ma era stato proprio Allegri a replicargli: "Non lo seguo più, ogni volta ne ha una. Secondo me lo fa per crearmi confusione e allora mi fermo". Poi aveva calcato il concetto: "Maurizio... Non gli sto più dietro: una volta ha il campo, una volta una settimana in meno...". Diciamo che si ruotava intorno a un'ironia molto toscana. Altro round a febbraio 2018. Disse Sarri: "Ci sono squadre che segnano un periodo. Sono convinto che tra vent’anni si parlerà del Napoli, sperando anche di vincere qualcosa". Allegri, pur senza rispondere specificatamente a Maurizio, qualche giorno dopo rifletteva così: "Io dico sempre e continuo a dirlo che alla fine conta se riesci a scrivere nell’albo qualcosa che hai vinto, perché altrimenti già ci dimentichiamo cosa è successo due giorni prima, figuriamoci se ci ricorderemo 20 anni fa, in quella partita, cosa sarebbe successo se la palla avesse picchiato nel palo e fosse andata dentro... Nella vita bisogna essere molto pratici". Due mesi dopo, in avvicinamento a Juve-Napoli, il clima si era di nuovo riscaldato dopo che Sarri aveva spostato strategicamente la pressione sui bianconeri. E quindi, Max: "Fatemi capire. Qui le responsabilità non le ha mai nessuno? Quello non ha pressione, quell’altro non ha pressione, allora è giusto che vinca la Juventus. Perché in Coppa Italia il Napoli non ha pressione, in Champions non ha pressione, in Europa League non ha pressione, non hanno pressione da nessuna parte". E, anche senza un botta e risposta in forma diretta, la personale visione del calcio ha sempre collocato i due su pianeti diversi. Allegri: "Non è che devo far l'esteta per far contenta la gente, io devo farla contenta vincendo. Se a un certo punto devi giocare male per portare a casa il risultato, lo fai". Sarri, sull'altra faccia della luna: "Per me il risultato si raggiunge attraverso il gioco, non riesco a pensare in modo diverso. Il nostro obiettivo è sempre stato la bellezza".

chiacchiere

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Binari che non si incontreranno mai. Le acredini raggiunsero l'apice attorno alla parola Juve, ovvero quando nel 2019 Allegri fu esonerato e la Signora decise di affidarsi a Sarri che, in sede di presentazione, parlò di gioco più propositivo e di far divertire la gente. Sarri non nominò mai Allegri, così come Allegri non nominò mai Sarri quando però a stretto giro di posta disse questo: "Alla fine conta vincere, il resto sono chiacchiere. I calciatori sono come i cavalli, devi guardare come muovono le gambe. Tattica e schemi sono tutte cavolate". Controreplica di Maurizio: "Se credo anch’io a questi concetti? Spero solo non se ne accorgano i presidenti, se no i nostri salari diminuiranno parecchio... Penso ci sia una via di mezzo, sono opinioni e modi di intendere lo stesso lavoro in maniera diversa". Possiamo chiudere l'elenco pescando ancora questa frase di Allegri del novembre 2022 prima di uno Juve-Lazio: "Caratterialmente siamo agli opposti". Un'ovvietà, ma... sempre meglio ribadirla. Per la cronaca: prima di questo Milan-Lazio, in conferenza di antivigilia, Max ha detto di Maurizio: "Sta facendo un ottimo lavoro, la Lazio è una squadra bene allenata". Calumet della pace?

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