Uno studio afferma che le stesse ore passate davanti al telefono possono farci bene oppure male. E tutto dipende da come, perché e in quale momento decidiamo di usarlo
Eu.Spa.
22 giugno - 11:12 - MILANO
Consegnare a un adolescente un timer e considerare chiusa la faccenda è la tentazione di molti genitori. Uno studio pubblicato su Developmental Psychology suggerisce però che il conto delle ore dice poco: sui ragazzi, il tempo totale passato online e sui social non basta a prevedere il rischio per la salute mentale. A pesare piuttosto è altro: la qualità emotiva di ciò che capita sullo schermo. Quando le esperienze online si fanno ostili, con confronti impietosi o scambi aggressivi, il malessere sale; quando sono positive, scende.
piange lo smartphone
—
Contare i minuti davanti allo schermo, secondo lo studio, è come giudicare se una persona mangia bene pesando tutto quello che mette nel piatto in un giorno. Un'ora di videochiamata con i nonni e un'ora a compulsare il telefono, un video via l'altro, valgono uguale sull'orologio, ma sono esperienze molto diverse. L'abitudine a misurare il tempo a ore viene, d'altro canto, da lontano, da quando l'unico schermo era la tv e la si guardava restando lì impalati. Allora bastava il cronometro. Ma con lo smartphone e i social, le cose cambiano.
tempus fugit
—
Tra l'altro, limitarsi a contare le ore dinanzi allo schermo rischia di produrre stereotipi su ogni età. I ragazzi passano per incoscienti attaccati al telefono, gli anziani per imbranati con la tecnologia. I bambini vengono visti come vittime degli stimoli, mentre chi lavora resta fuori dal discorso pur passando la giornata al monitor per il lavoro da remoto. Superati i 40 anni, chi usa lo schermo in modo attivo tende, invece, ad avere una memoria migliore e a sentirsi meno solo, chi lo subisce passivo sta peggio. E già da piccolissimi - avvertono i ricercatori - cambia tutto a seconda di come lo si guarda: un bambino davanti a un video da solo e uno che lo guarda con un adulto che gli spiega cosa sta vedendo segnano le stesse ore, con risultati che non si somigliano per niente.
c'è schermo e schermo
—
La domanda giusta insomma è cosa si fa davvero davanti allo schermo. Una cosa è scorrere all'infinito un feed, un'altra scrivere un messaggio o videochiamare un amico. Lo stesso scarto separa un meme e un video usato per imparare qualcosa. È anche questione di tempi: i contenuti spezzettati e velocissimi, sempre più diffusi come i video brevi dei social, alla lunga stancano e fanno calare l'attenzione, mentre quelli più lunghi e con uno scopo, per esempio i tutorial, lavorano in un altro modo. Infine, conta il quando: il telefono a letto a mezzanotte è ben altra cosa rispetto al computer alla scrivania a mezzogiorno, perché la luce degli schermi la sera ritarda l'ormone che concilia il sonno, fa dormire peggio e il giorno dopo ci si ritrova con meno presa sulle proprie emozioni.


