Il pre-summit dei 20 diventa un caso, Sanchez protesta con Meloni

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La protesta formale di Pedro Sanchez, la silenziosa irritazione degli altri leader esclusi. La sensazione che, per la nuova Europa dei Venti a trazione italo-tedesca, la partita sia iniziata subito in salita. Al vertice sulla competitività nel castello Alden Biesen l'attesa di tanti era concentrata innanzitutto sul cosiddetto pre-summit convocato da Italia, Germania e Belgio prima della riunione vera e propria. Prima impronta di un'Europa a geometrie variabili, con Giorgia Meloni arrivata in Belgio forte di un peso specifico crescente nella mappa dell'Ue. Ma la partita, nel Limburgo, è stata ben più complessa. Un primo indizio lo si è avuto subito dopo la riunione dei Paesi cosiddetti 'like-minded'. Friedrich Merz e Emmanuel Macron hanno percorso insieme il tappeto blu che dal maniero tardomedievale conduceva alle telecamere. E insieme hanno parlato ai cronisti, fornendo una foto plastica del loro obiettivo: guai a pensare che l'alleanza tra Parigi e Berlino sia finita su un binario morto. "Se con Merz siamo amici? Ma certo che lo siamo", ha poi chiosato il capo dell'Eliseo. Fonti francesi hanno ricordato che anche ieri, ad Anversa, i due leader erano assieme. E che di prima mattina, sempre ad Alden Biesen, Macron e Merz hanno avuto anche un bilaterale. Macron, allo stesso tempo, non ha né sminuito né enfatizzato il significato dell'iniziativa italo-tedesca. Dall'Eliseo hanno ricordato come sia usuale che, prima di un Consiglio europeo, ci siano riunioni di gruppi di Paesi. Sia chiaro.

Da Parigi non è arrivata alcuna stoccata nei confronti di Meloni. Anzi, le fonti francesi hanno ricordato come sia in preparazione il prossimo vertice intergovernativo, iscritto nel solco dei Trattati del Quirinale. E i due leader sono stati immortalati mentre scherzavano, nel cortile del castello, prima della foto di famiglia. "C'è sicuramente un motore tedesco-italiano sui temi, rafforziamo la cooperazione bilaterale con Germania, ma non è qualcosa che si fa contro qualcuno altro", è stata la sponda offerta da Meloni, dicendosi molto soddisfatta del pre-summit. Del resto, Macron a quel tavolo c'era. E' da chi era assente che è arrivata la vera protesta. La Moncloa, a vertice in corso, ha fatto sapere che Pedro Sanchez ha formalmente sollevato la questione della sua esclusione dal pre-summit. Argomentando che "simili iniziative minano i principi fondamentali dell'Ue" e rischiano di allontanare, anziché avvicinare, soluzioni condivise".

La sortita del premier spagnolo ha sorpreso Palazzo Chigi. Fonti di governo hanno confermato che tra Meloni e Sanchez un confronto a margine dei lavori c'è stato, ma hanno rimarcato come il secondo non abbia sollevato la questione del mancato invito. Eppure, all'ombra delle torrette del castello di Alden Biesen l'irritazione degli esclusi (o di una parte di loro) è sembrata emergere. Dalla delegazione irlandese è filtrato un certo "stupore" per il mancato invito. E il premier Michael Martin, parlando del pre-summit, si è fatto scappare un "non siamo stati invit...", salvo poi correggersi con un "non eravamo lì". Ma chi ha diramato gli inviti? I tre Paesi organizzatori, come da protocollo, dovrebbero averlo fatto. Ma più di una delegazione a taccuini chiusi ha seminato qualche perplessità, evocando una gestione soprattutto italiana. Di certo, ad unire i Venti del pre-summit, sono stati obiettivi piuttosto lontani dalle politiche di Spagna, Portogallo o Irlanda, più ancorate al Green Deal e alla dimensione sociale della crescita che alla spinta a deregulation e sburocratizzazione. I tre Baltici e Malta hanno completato la lista degli assenti. Al pre-summit, invece, c'erano i tre leader sovranisti - Andrej Babis, Viktor Orban e Robert Fico - che sul dossier competitività hanno posizioni di fatto molto simile a quelli Ppe. Palazzo Chigi ha già annunciato che la riunione dei Venti sarà ripetuta prima del Consiglio europeo di marzo. L'obiettivo di Roma è creare un format, così come per la migrazione. Ma non sarà semplicissimo.

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