Il centrocampista del Valencia è tornato nel mirino del Milan. Piaceva già un anno fa, poi il club rossonero puntò su Jashari
Francesco Albanesi
1 maggio - 16:24 - MILANO
Javi Guerra deve smistare un grazie a un ex compagno di banco. Se non fosse stato per lui, probabilmente il calcio sarebbe arrivato con qualche stagione di ritardo. E di sicuro, a 22 anni, non si ritroverebbe nella lista dei papabili acquisti del Milan. Il padre di quel compagno di scuola allenava una selezione giovanile del Villarreal. Un giorno lo vide giocare in un campetto e lo chiamò per un provino. Javi Guerra aveva una decina d’anni e quel test col pallone tra i piedi lo superò a pieni voti. Uno studente modello… almeno in campo. Per le verifiche con carta e penna, forse, il rendimento era più altalenante.
origini
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Javi Guerra è nato nel 2003 a Gilet, un paesino valenciano vicino alle montagne con meno di tremila abitanti. È cresciuto con il poster di Toni Kroos appeso in cameretta, anche se lui, a sette anni, quando entrò nella scuola calcio del Puçol, faceva l’attaccante. Di quelli famelici, che segnano alla prima palla toccata. Fisicamente doveva ancora crescere, ma con il pallone tra i piedi aveva già qualcosa in più degli altri. Tanto che lo spostamento di qualche metro più indietro fu graduale. Prima trequartista, ma senza troppa vocazione da illusionista. Meglio mezzala: lì poteva ricevere palla, alzare la testa e verticalizzare. La corsa non gli è mai mancata: Javi, col tempo, è diventato un box-to-box. La passione per il calcio gliel’ha trasmessa il padre, ex calciatore (discreto) del Valencia. Squadra con cui Javi firma nel 2019, a 16 anni compiuti, entrando prima nell’Academy e poi nella squadra riserve. Tempo due anni e aveva già in mano un contratto da professionista. Una crescita precoce, senza bisogno di concime.
decisivo
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A Valencia Javi Guerra diventa il salvatore della patria. Da cerchiare una data: 27 aprile 2023. Javi è alla quarta presenza assoluta e, nella sfida salvezza contro il Valladolid, entra all’89’ e segna il 2-1 decisivo al 93’ con un sinistro chirurgico. Il Valencia chiuderà sedicesimo, a due punti proprio dal Valladolid, retrocesso in Segunda. Lì Javi ha 20 anni e diventa l’idolo del popolo valenciano. In pratica, da promessa a patrono in quattro minuti. Come cambia la vita. Oggi è alla quinta stagione col Valencia (prima squadra) e vanta 124 presenze, 9 gol e 9 assist. Col tempo si è sviluppato, di testa e di fisico: è alto 187 centimetri, ha visione e tecnica. Non a caso si ispira a De Jong, Busquets, Parejo e, appunto, Kroos. Non ama troppo inserirsi e in Spagna dicono che sia il suo tallone d’Achille. Infortuni? Pochi. Guerra viaggia su una media di 30 partite giocate nelle ultime quattro stagioni. Quest’anno ha giocato da centrale di centrocampo in un 4-4-2, collezionando 35 presenze totali, di cui 20 da titolare su 31 in campionato (1 gol e 5 assist). Un assaggio d’Italia l’ha già avuto la scorsa estate, quando ha affrontato per gli ultimi 25 minuti gli azzurrini di Nunziata nell’Europeo Under 21 con la Spagna, poi eliminata ai quarti. Fuori dal campo lo descrivono come un ragazzo timido e poco amante dei riflettori: su Instagram l’ultimo post è datato 9 marzo. Va in giro con la Skoda aziendale perché le macchine di lusso non fanno per lui. Pregi? Ha un bel sorriso. Con Leao, eventualmente, potrebbe venirne fuori una bella sfida.



