Il portiere gioca in terza serie inglese, ma... Italia, ecco cosa temere dell'Irlanda del Nord

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Gli avversari degli azzurri segnano poco però si chiudono bene e ripartono. Solo due i titolari in Premier, attenzione alla freccia Pierce

Roberto Maida

Giornalista

25 marzo - 08:32 - MILANO

Segnano poco, concedono poco. Non hanno una grande qualità media, il portiere e il centravanti giocano nella terza serie inglese, ma si sono attrezzati seguendo con disciplina il vetusto modello del kick and rush: l’Irlanda del Nord lancia lungo, corre e spera. Nella spizzata, nella seconda palla, nel calcio piazzato. Non è un’avversaria che intimidisce, per carità: nelle qualificazioni ha vinto tre partite, due con il Lussemburgo e una a Belfast contro la Slovacchia. Per di più le mancano il giocatore più forte, l’esterno Conor Bradley del Liverpool che ha affettato l’Inter in Champions League a San Siro, e il solido difensore centrale Dan Ballard, che gioca titolare in Premier nel Sunderland. Però è una squadra compatta, umile e fisica. Con il commissario tecnico Michael O’Neill, che da febbraio ha assunto anche l’incarico di allenatore del Blackburn in seconda divisione, i nordirlandesi si sono abituati a lasciare il pallone, che non sanno manovrare come dimostra il dato sui passaggi riusciti (appena il 71%), per ripartire negli spazi in verticale. In questo modo hanno raggiunto il secondo posto del girone dietro alla Germania, perdendo “solo” 1-0 a Belfast e imponendo l’1-1 in trasferta fino al minuto 69 (la partita poi è finita 3-1 per i tedeschi).

La cerniera

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Il sistema di gioco, che non è un inno alla gioia, si basa sulla difesa a cinque: lo disegniamo con un 3-4-2-1 ma a Bergamo scopriremo che si tratta di un classico 5-4-1 con un blocco basso, tre centrali difensivi rocciosi e un bel numero di corridori che portano di tanto in tanto provviste all’isolato Reid, l’unico attaccante, che è in ballottaggio con il giovane Marshall, classe 2004, di proprietà del West Ham ma ora in prestito al Bochum nella Bundesliga 2. Nelle ultime quattro partite, l’Irlanda del Nord ha subìto appena 2 gol. La sensazione quindi è che basterà scassinare il lucchetto una volta per ottenere l’accesso al caveau della finale. Perché O’Neill non cambierebbe atteggiamento anche se dovesse trovarsi in svantaggio. Punterebbe comunque sull’equilibrio difensivo per sfruttare magari, prima o dopo, una palla inattiva o una mischia in area. "La pressione è tutta sull’Italia – ha detto durante il ritiro di Liverpool – noi vogliamo approfittare del loro nervosismo. Non abbiamo niente da perdere".

I talenti

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Il ct nordirlandese ha avviato un ricambio generale che si affida a giovani interessanti: il difensore Hume, che può essere usato da terzino o da centrale, è un 2002 e gioca nel Sunderland; Shea Charles, fratello del terzo portiere Pierce, è un centrocampista 2003 del Southampton; come l’esterno Devenny, che affronterà la Fiorentina in Conference con il Crystal Palace, e l’ala Pierce, freccia del West Bromwich che ha segnato 7 reti nella seconda divisione inglese e un gol alla Germania nel girone, in cui complessivamente ha tirato 14 volte.

i precedenti

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 Quattro dei convocati di Bergamo erano in campo nel 2021, quando l’Italia di Mancini si impantanò sullo 0-0 a Belfast infilandosi nell’incubo macedone. "Magari li sorprendiamo ancora" dice la mezzala McCann, reduce di 5 anni fa. Ma i nordirlandesi sognano soprattutto di ripetere l’impresa del 1958, quando eliminarono l’Italia di Alfredo Foni conquistando il loro primo Mondiale: sortilegi britannici da esorcizzare.

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