I tifosi giallorossi sono legati a Sir Claudio, ma nel duello di Trigoria scelgono il tecnico
La realtà è una sola: non poteva esserci modo peggiore per preparare la sfida con l’Atalanta. Uno spareggio per entrambe: i nerazzurri per avvicinarsi al gruppetto delle prime sei, la Roma per coltivare le ultime speranze di entrare in Champions. Già, la Roma. Alle prese con mille assenze, da Koné a Pisilli, da Dybala a a Pellegrini, per finire a Wesley che - almeno indirettamente - fa parte di un problema ancora più grande. La crisi aperta tra Ranieri e Gasperini, lì a rinfacciarsi pubblicamente le operazioni di mercato e divisi da questioni tutt’altro che marginali. L’ultima, almeno così sembra, riguarda proprio il brasiliano, che l’allenatore vorrebbe recuperare e su cui lo staff sanitario - con il conforto, si dice, dei dirigenti - è molto più cauto.
duello
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Di sicuro le assenze pesano, e giustamente preoccupano, ma la questione come dicevamo è decisamente più ampia. Una sorte di referendum calcistico - chi vota Gasp? chi Ranieri? - che sta attraversando la città giallorossa: con testimonial eccellenti, tifosi schierati, exit poll incerti, a infiammare la campagna elettorale. Ed è paradossale, se ci pensate, tutto quello che sta succedendo a Trigoria. Perché stavolta non c’è neppure l’alibi del malinteso, di qualche seminatore di zizzania pronto ad annaffiare la polemica con le sue chiacchiere, magari della pressione esercitata dalle radio romane - tirate speso ingiustamente in ballo - e del famoso ambiente difficile (?): un rifugio comodo per scaricare colpe e responsabilità su altri. Stavolta a mettere in piazza la loro rivalità sono stati gli stessi protagonisti. Gasperini mandando messaggi in codice sulla bontà di certe operazioni, Ranieri esagerando nel fallo di reazione. "Faceva parte di una rosa di cinque o sei allenatori, e in tre hanno rifiutato". Una frase, ripetuta in diretta, che Gasperini ha incassato, con il disappunto - forse - di non aver saputo prima di quei tre no. Perché, magari, avrebbe invece detto sì alla Juventus, che provò inutilmente a convincerlo. Ma lui, correttamente, non pensò neanche per un attimo a rinnegare la parola data ai Friedkin.
rischi
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Già, i Friedkin. Che devono riflettere su come scacciare quella nuvoletta che da anni staziona dalle parti di Trigoria. Una pioggia di parole anticipò l’esonero di Mourinho, in rottura prolungata con Tiago Pinto. Un temporale di emozioni accompagnò l’uscita di De Rossi, in contrasto con Lina Souloukou. Insomma, al presidente toccherà ancora una volta scegliere da che parte stare: una decisione - a meno che Ranieri non spiazzi tutti e dica addio sbattendo la porta - che arriverà solo a fine stagione. Con una controindicazione però chiara. Perché se tra due mesi si ripartirà con un nuovo allenatore - e qualcuno parla già di Italiano o Iraola - si dovrà impostare con evidente ritardo la stagione del Centenario. Se si ripartirà invece con nuovi dirigenti, e sono insistenti le voci che portano a Giuntoli o Sogliano - bisognerà riannodare in fretta e furia i tanti fili del mercato e sciogliere parecchi nodi. Una prospettiva comunque poco esaltante. Anche per una tifoseria che - senza voler rinnegare Ranieri, un grande personaggio e una grandissima persona - è piuttosto compatta nel sostenere Gasperini. Non solo per aver apprezzato la sua impronta in campo nei primi quattro mesi, non solo perché si è fatto portavoce delle ambizioni del suo popolo, ma anche perché - ed è un elemento più che comprensibile - bruciare un altro allenatore, un altro progetto (dopo quelli di Mourinho e De Rossi) vorrebbe dire ricominciare ogni volta da capo. Fatto sta che in questo clima, per certi versi surreale, l’Olimpico si riempirà domani sera, ancora una volta, per sostenere la Roma, non a metà classifica come potrebbe credere un marziano, considerando come volano gli stracci, ma in piena lotta per il suo obiettivo. E Gasperini affronterà la “sua” Atalanta, da cui è andato via dopo nove anni, lasciando una proposta di rinnovo per altre due stagioni. Come dire: i Percassi, nel pacchetto, hanno messo tutto. Il suo carattere spigoloso, a volte acido, ma anche la sua sfrenata ambizione. Stavolta però saranno i Friedkin a votare: sì o no?



