Lo sloveno, senza l'ammiraglia vicino, deve prendere una bici di scorta della Shimano, l'olandese si ferma due volte e l'azzurro perde tantissima strada
Si salvi chi può. Uno dopo l’altro, tutti i big di questa Roubaix numero 123 sono stati costretti a fermarsi: la pietra maledetta non ha mai fatto sconti da queste parti, ma un accanimento così non si era mai visto e la corsa è diventata di colpo una gara per la sopravvivenza. I primi a forare erano stati Mads Pedersen e Wout Van Aert all’alba della giornata, prima dei due colpi di scena più incredibili. Prima Tadej Pogacar è stato costretto a mettere i piedi a terra sul settore 22 di pavè, ma non aveva vicino a sé l'ammiraglia della UAE Emirates ed ha dovuto arrangiarsi con una bici di scorta della Shimano dal cambio neutro. Una volta tornato in sella, è riuscito però a recuperare oltre un minuto: tanto per tutti, ma non per lui, che ha prodotto uno sforzo enorme che lo ha impegnato per 23 km. Alle porte della terribile foresta di Arenberg, nel punto peggiore possibile, Van der Poel ha forato non una, ma due volte: inutile anche il tentativo del compagno di squadra Philipsen di cedergli la bici, il tre volte campione in carica è precipitato a oltre due minuti prima di tentare una folle risalita.
anche ganna
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Non poteva restare indenne il nostro Filippo Ganna, purtroppo: ha forato quando stava recuperando sul gruppo di testa. E’ stato costretto a pedalare per un tratto con una bici non sua: sfortuna su sfortuna, perché ha poi sommato una caduta (anche quella) a 49 km dall’arrivo. In questa sciarada senza fine, c’è tempo anche per una nuova foratura di Van Aert e un cambio bici per un problema meccanico di Pogacar, imprevisti che non hanno lasciato traccia: i due, infatti, sono rimasti in vetta da soli a Mons-en-Pévèle, nel momento più bollente verso Roubaix


