Cattolici e ortodossi debbono
camminare insieme per essere nel mondo costruttori di pace: lo
ha detto il Papa nel corso della Divina Liturgia al Patriarcato
ortodosso, ultimo suo discorso in Turchia prima di proseguire
verso il Libano.
"Ci sono stati molti malintesi e persino conflitti tra
cristiani di Chiese diverse in passato, e ci sono ancora
ostacoli che ci impediscono di essere in piena comunione, ma non
dobbiamo tornare indietro nell'impegno per l'unità", ha detto
Papa Leone.
Quindi ha elencato tre "sfide" da affrontare insieme.
"Innanzitutto, in questo tempo di sanguinosi conflitti e
violenze in luoghi vicini e lontani, i cattolici e gli ortodossi
- ha sottolineato il Pontefice - sono chiamati ad essere
costruttori di pace. Si tratta certamente di agire e di porre
delle scelte e dei segni che edificano la pace, ma senza
dimenticare che essa non è solo il frutto di un impegno umano,
bensì è dono di Dio. Perciò, la pace si chiede con la preghiera,
con la penitenza, con la contemplazione, con quella relazione
viva col Signore che ci aiuta a discernere parole, gesti e
azioni da intraprendere, perché siano veramente a servizio della
pace".
Per il Papa poi "un'altra sfida che le nostre Chiese devono
affrontare è la minacciosa crisi ecologica" che "richiede
un'autentica conversione spirituale per cambiare direzione e
salvaguardare il creato. Cattolici e ortodossi siamo chiamati a
collaborare per promuovere una nuova mentalità in cui tutti si
sentano custodi del creato che Dio ci ha affidato".
Infine "una terza sfida che vorrei menzionare è l'uso delle
nuove tecnologie, specialmente nel campo della comunicazione.
Consapevoli degli enormi vantaggi che esse possono offrire
all'umanità, cattolici e ortodossi devono operare insieme per
promuoverne un uso responsabile al servizio dello sviluppo
integrale delle persone, e un'accessibilità universale, perché
tali benefici non siano solo riservati a un piccolo numero di
persone e a interessi di pochi privilegiati".
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3 ore fa
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