Per 30 anni a casa dell’arbitro tunisino Ali Bin Nasser, la palla di Argentina-Inghilterra è stata venduta all'asta. Ma in realtà spera...
Io non vi conosco, ma voi sì. Mi chiamo Azteca, ho 40 anni, sono il pallone più famoso della storia, quello della “mano de Dios”. Lo ricordo come fosse ieri. Ero in volo, vedo sotto di me una testa piena di riccioli. Bene, atterraggio morbido. Invece Diego, all’ultimo, allungò il braccio come il Dio della “Creazione” nella Sistina e con un pugno mi spinse in rete. Con quel gesto creò anche me. Quattro minuti dopo, mi rese leggenda. Carezza dopo carezza, mi fece attraversare tutta l’Inghilterra, da Dover a Marshall Meadows Bay. Un tango meraviglioso, io e Diego; nessun uomo mi aveva mai trattato con tanta intimità. Lo chiamano “il gol del secolo”, perciò io sono il pallone del secolo. Per 30 anni ho vissuto a casa dell’arbitro tunisino Ali Bin Nasser che mi ha rivenduto per 2 milioni di dollari. Glielo dovevo. Avesse fischiato il fallo di mano, oggi non sarei nessuno.
l'asta
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Pochi giorni fa, Heritage Actions, casa d’aste americana, mi ha rimesso in vendita. Ceduto per 2,8 milioni di euro. Una miseria. Con quella cifra non ti compri Spinazzola. Durante l’asta pensavo: “Alzate il braccio, straccioni! Come l’alzò Diego quel giorno. Rilanciate! La maglia messicana di Maradona è stata venduta per 9 milioni: valgo meno di un pezzo di stoffa?”. Mi consola una speranza. L’acquirente è ignoto. Forse è Aurelio De Laurentiis che bazzica spesso gli States. È il mio grande sogno: trascorrere l’eternità a Napoli, dove più amano Diego, dove anche i muri parlano di lui. Gli starei accanto e i bambini potrebbero darmi tanti piccoli pugnetti, come fossero all’Azteca. Vivrei gonfio d’affetto, come un tempo ero gonfio d’aria.



