Il Milan sogna lo scudetto, Modric non si ferma mai: nessuno come lui in Europa

1 giorno fa 4

Il croato nelle prime dodici giornate di campionato è sempre partito dall'inizio e nelle ultime undici ha giocato 90 minuti. Un quarantenne così nei cinque tornei top d'Europa non c'è

Andrea Ramazzotti

Giornalista

28 novembre - 23:53 - MILANO

Luka sa come si fa. Perché in carriera ha vinto tutto quello che c’era vincere ed è abituato all’alta classifica. A Luka non tremeranno le gambe perché quelle ha già fatto vedere di saperle usare, e alla grande, non solo per disegnare calcio, ma anche per dare una mano alla squadra in fase di non possesso, con interventi da mediano. A Luka non si annebbieranno le idee perché i compagni e i tifosi hanno già imparato una regola che a Madrid, dal 2012 allo scorso giugno, ormai tutti sapevano a memoria: palla a Modric equivale a palla... in banca. Sarà il Genio croato, con la sua testa da computer del calcio, a cercare di guidare il Diavolo in testa alla classifica almeno per una notte. Tre punti contro la Lazio permetterebbero ad Allegri di trascorrere la domenica comodamente seduto sul divano, in attesa di Roma-Napoli della sera. Il confronto con la formazione di Sarri, però, non è solo un’occasione per tornare in vetta (sensazione già provata dopo la settima giornata), ma anche una vera e propria prova di maturità per un Milan reduce dalla grande gioia del derby. Max in settimana, e nella conferenza stampa di giovedì, ha puntato tanto su questo aspetto: servono attenzione e determinazione al top. Avere come “megafono” in campo quell’eterno ragazzo nato a Zara il 9 settembre 1985 lo fa sentire più tranquillo. Anche se, statene certi, seduto tranquillo in panchina e senza urlare starà pochissimo.

INOSSIDABILE

—  

Modric stasera giocherà la gara numero tredici di fila in campionato da titolare. Solo alla prima giornata contro la Cremonese è stato sostituito alla mezzora della ripresa. Per il resto è sempre stato in campo per novanta minuti. Undici volte a fila. Neppure tre mesi fa ha soffiato su una torta con quaranta candeline ed è già oltre quota mille minuti giocati in campionato (1.055 per la precisione). Nei cinque tornei top d’Europa non c’è un altro quarantenne così, ma sono rari anche gli esempi a giro per il mondo, seppure in campionati meno competitivi. Bisogna andare a cercare in Arabia Saudita (un certo Cristiano Ronaldo) e in Brasile (Thiago Silva) per trovare chi nella carta d’identità ha un quattro come prima cifra dell’età e sa comunque essere così continuo come utilizzo e rendimento. Quando a giugno il Milan lo ha preso a parametro zero, la dirigenza era consapevole di prendere un fuoriclasse reduce da una stagione con oltre tremila minuti in campo con il Real Madrid, ma non immaginava che potesse avere questa resistenza. O se preferite che sarebbe stato così decisivo in ogni incontro. L’impatto di Allegri è stato fondamentale per dare coraggio e sicurezza mentale a un gruppo reduce dall’ottavo posto in classifica nel 2024-25, ma è innegabile che per Max avere in cabina di regia un Pallone d’oro come il croato è un bel vantaggio. Perché Luka e Rabiot, insieme in mediana, abbinano classe e fisicità, corsa e intelligenza, leadership e carisma. Sanno anche (e soprattutto) come si vincono i trofei e per i compagni è naturale seguirli, appoggiarsi a loro soprattutto nei momenti delicati della gara. Inevitabile che Sarri provi a togliere loro spazi e palloni giocabili con il pressing di Guendouzi, Vecino e Basic. Se l’Aquila vuole provare a risalire la classifica serve un colpo al Meazza.

MATURITA'

—  

La passata stagione, con Fonseca prima e con Conceiçao poi, il Diavolo non ha mai trovato la continuità di rendimento necessaria per togliersi soddisfazioni (eccezion fatta per la Supercoppa italiana messa in bacheca). Proprio lo scorso 2 marzo i biancocelesti hanno vinto a San Siro (2-1) facendo intuire a Maignan e compagni che il finale di stagione sarebbe stato complicato. Con Allegri e Modric la musica è cambiata e i risultati contro le grandi (vittorie con Napoli, Roma e Inter, pareggio a Torino con la Juve) lo testimoniano. In attesa di verificare contro le piccole se le lezioni impartite da Cremonese, Pisa e Parma sono servite (appena due punti raccolti), c’è la Lazio che nonostante il mercato bloccato la scorsa estate, ha un organico di qualità. Nella notte in cui si sfideranno gli ultimi due tecnici capaci di vincere uno scudetto alla Juventus, Modric si troverà di fronte, magari a match iniziato, quel Pedro che ha affrontato nel Clasico in Spagna. Per Luka, che gioca ogni incontro come se fosse una finale del Mondiale (in quella del 2018 in Russia contro la Francia c’era davvero...), il confronto a distanza con lo spagnolo sarà un ulteriore stimolo. Magari per segnare come contro il Bologna oppure per servire un assist a Leao, che a San Siro, nelle gare casalinghe, si sente di nuovo... a casa. Dopo un 2024-25 con zero gol in A al Meazza, nelle ultime tre sfide interne con Fiorentina, Pisa e Roma ha totalizzato tre reti e un assist. Rafa alla Lazio ha segnato all’andata lo scorso anno, nella partita del cooling break saltato per ribellione. Sembra passata una vita ora che Allegri e Luka hanno rimesso a posto le cose a Milanello e che lo scudetto della seconda stella non è più un’illusione.

Leggi l’intero articolo