Il nuovo capitolo della saga cinematografica arriva a ridosso dell'evento mondano più atteso, dove la coppia di miliardari figura tra gli organizzatori. L'uscita del film scatena un cortocircuito tra realtà e finzione.
Vent’anni dopo l’uscita del primo film, “Il diavolo veste Prada” torna al cinema con un sequel che in America ha già acceso un dibattito infuocato. Se nel 2006 il bersaglio era il mondo dell’alta moda e la sua regina indiscussa, Anna Wintour, oggi il mirino si sposta altrove: sul potere, sul denaro e su una delle coppie più discusse del pianeta, Jeff Bezos e Lauren Sánchez Bezos, come sottolinea 'Variety' in un articolo che, avverte, contiene "piccoli spoiler sul film".
Secondo la 'bibbia' dell'intrattenimento, è questo il pettegolezzo che ha dominato nella New York che conta dopo la première mondiale al Lincoln Center. Chi ha visto il film in anteprima racconta che la produzione ha scelto di spostare la satira dai corridoi di Vogue ai nuovi 'padroni dell’universo': i miliardari che influenzano media, eventi e immaginario collettivo.
Nel film, che arriverà nelle sale italiane il 29 aprile distribuito da The Walt Disney Company Italia, il personaggio di Emily Blunt (l'assistente arrivista del primo capitolo) è diventata una donna potentissima, immersa nel lusso e compagna di un magnate della tecnologia interpretato da Justin Theroux. Un personaggio che, secondo diverse fonti, mescola tratti di Jeff Bezos ed Elon Musk: un uomo che, dopo aver accumulato ricchezze smisurate, cambia radicalmente aspetto e stile di vita, diventando un habitué dei salotti di Miranda Priestly. Accanto a lui, una partner glamour, ambiziosa e sempre più influente.
Il film gioca apertamente con riferimenti alla vita reale: dalla trasformazione fisica del miliardario alla figura dell’ex moglie filantropa (interpretata da Lucy Liu), la storia ricorda da vicino la parabola di MacKenzie Scott, ex moglie di Bezos.
Ma il punto più pungente, riguarderebbe il fatto che il personaggio di Blunt cerca di convincere il suo compagno a comprare Runway, la rivista simbolo del franchise. Un chiaro rimando alle voci, mai confermate, secondo cui Bezos avrebbe valutato l’acquisto di Condé Nast, l’editore di Vogue. Una suggestione alimentata anche da una celebre copertina digitale di Vogue del 2025 dedicata al matrimonio del miliardario con Lauren Sánchez.
Il tutto arriva, sottolinea 'Variety', in un momento particolarmente delicato: Jeff e Lauren Bezos sono tra gli organizzatori del prossimo Met Gala, insieme ad Anna Wintour, Beyoncé e Nicole Kidman. Il film negli Usa uscirà il primo maggio, pochi giorni prima dell’evento, fissato per il 4 maggio, creando un cortocircuito tra finzione e realtà che molti addetti ai lavori definiscono “potenzialmente esplosivo”.
Anna Wintour, intanto, sembra aver abbracciato completamente il fenomeno “Prada 2”. Dopo anni in cui il romanzo originale era considerato una minaccia alla sua immagine, oggi la direttrice di Vogue cavalca l’onda: è apparsa sulla copertina della sua stessa rivista insieme a Meryl Streep, ha partecipato alla promozione del film e ha calcato il palco degli Oscar accanto ad Anne Hathaway.
Dietro le quinte della première, però, qualcuno si chiedeva se Wintour avesse avvisato i suoi potenti amici dell'ironia riservata loro nel film. Tra gli ospiti c’erano dirigenti di Condé Nast e figure chiave della redazione di Vogue, tutti molto curiosi di vedere come la satira avrebbe colpito.
Intanto, fuori dal tappeto rosso, cresce la tensione: negli ultimi giorni New York è stata tappezzata di poster che invitano a boicottare quello che alcuni attivisti chiamano 'The Bezos Met Gala', criticando il ruolo di Amazon nelle questioni legate alle politiche del lavoro e dell'immigrazione. Non è la prima volta che la coppia affronta proteste pubbliche: anche il loro matrimonio veneziano del 2025 fu contestato per l’eccesso di lusso e l’impatto sulla città.
Che il sequel di 'Il diavolo veste Prada' colpisca una coppia tanto vicina al mondo di Wintour è una sorpresa per molti. Ma è proprio questo, forse, il segreto della saga: raccontare il potere con ironia, senza paura di guardarlo negli occhi. Anche quando quel potere è seduto in prima fila alla première.





