Rischi anche penali: in Germania c’è la legge antidoping. Al centro del caso ancora il laboratorio di Colonia delle tante polemiche
Il nuovo caso di positività di Alex Schwazer spiegato in otto domande.
A quando risale la positività?
La Nada, l’Agenzia nazionale antidoping tedesca, ha rivelato di aver avviato un procedimento formale nei confronti di Alex Schwazer, che sarebbe risultato positivo all’Epo (Eritropoietina), la stessa sostanza della prima positività, quella che precedette la trasferta a Londra per i Giochi olimpici del 2012, durante un controllo effettuato in occasione dei campionati tedeschi di marcia su strada il 26 aprile a Kelsterbach, non lontano dall’aeroporto di Francoforte. Le tracce della sostanza vietata sarebbero state rinvenute sia nei campioni di urina sia in quelli di sangue.
Quali saranno le prossime mosse dell’olimpionico?
Schwazer ha sette giorni per chiedere le controanalisi. Ha già detto che lo farà, a patto che sia controllata anche una terza provetta di urina che Sandro Donati, tecnico del marciatore dal 2015 al 2016, si è portato a casa.
Perché c’è una terza provetta?
Alla gara di aprile era presente appunto l’ex allenatore di Schwazer, Sandro Donati, che si è fatto consegnare una terza provetta con lo stesso campione di urina poi analizzato dal laboratorio di Colonia e risultato positivo all’Epo. Il team di Schwazer aveva chiesto anche una provetta con il sangue, che però è stata rifiutata. La ragione della richiesta di una terza provetta è stata spiegata dall’avvocato del campione, Gerhard Brandstätter: “La terza provetta non esiste di solito. Tu delle provette A e B non vedi più nulla, ma delle urine c’era del residuo e abbiamo chiesto di tenerla e ce l’hanno concessa. Andare in Germania così sereno come lo era lui sapendo che ci sarebbe stato un controllo antidoping, in caso di colpevolezza non avrebbe avuto senso. Che non ci fosse fiducia da parte nostra lo dimostra il fatto che è stata chiesta a Francoforte una terza provetta di urina, la sua innocenza è in questa provetta. Alex è innocente, siamo sereni anche se capiamo che non ha voglia di combattere”.
Non mi difenderò: a 41 anni non ho più la forza e nemmeno la fiducia nel sistema
Alex Schwazer
La provetta in possesso di Schwazer può essere manipolata?
Mentre la provetta su cui è stato compiuto il test da cui risulta la positività può essere contaminata involontariamente o dolosamente, quella in possesso del campione olimpico contiene la stessa urina analizzata senza possibilità di interventi esterni: l’urina infatti ha dei marker specifici che cambiano giorno dopo giorno. Perciò quelli del 26 aprile sono specifici e individuabili in entrambe le provette.
Cosa rischia adesso Schwazer?
Alex al momento è stato sospeso temporaneamente, in attesa delle controanalisi. Siccome è già stato fermato due volte per doping, nel 2012 (squalifica di tre anni e nove mesi) e nel 2016 (squalifica di otto anni per recidiva), nel caso la positività venisse confermata per lui stavolta scatterebbe la radiazione definitiva, con l’impossibilità di gareggiare in qualunque competizione ufficiale, il divieto di tesseramento e l’interdizione a vita dal ricoprire ruoli federali o dirigenziali all’interno di qualsiasi federazione sportiva.
L’atleta per ora è stato sospeso temporaneamente in attesa delle controanalisi
I prossimi passi
Possono esserci conseguenze penali per Schwazer?
Sì, perché in Germania, come in Italia, esiste una legge che punisce non solo lo spaccio di sostanze dopanti, ma anche l’assunzione. La principale normativa in materia è la legge contro il doping nello sport, nota come Anti-Doping-Gesetz (AntiDopG). Entrata in vigore nel 2015, la legge punisce penalmente non solo chi produce, prescrive o spaccia sostanze dopanti, ma per la prima volta ha introdotto il reato di autodoping per gli atleti professionisti. Per gli atleti: l’uso, il tentativo di utilizzo o il possesso di sostanze dopanti per ottenere un vantaggio sleale nelle competizioni sportive d’élite è punibile con la reclusione fino a 3 anni o con una sanzione pecuniaria.
Perché dopo la prima positività scoppiò il caso del doping di stato in Russia?
Nel 2012, dopo la prima positività, Alex Schwazer decide di collaborare con la giustizia. Proprio nell’ambito dell’inchiesta sul doping del marciatore altoatesino, la Procura di Bolzano sequestra a Giuseppe Fischetto (medico della Fidal) un database con una lista di circa 12.365 test ematici su 5.000 effettuati tra il 2001 e il 2012: quel database farà definitivamente scoppiare il caso del doping di Stato in Russia.
Ci sono precedenti con il laboratorio di Colonia?
La positività rilevata dal laboratorio di Colonia nel 2016 è giustificata dall’accusa con la presenza di testosterone sintetico nel campione di urine. Schwazer si dichiara innocente e ha sempre sostenuto la presenza di anomalie nel procedimento. In primis, l’urina è stata inviata al laboratorio di Colonia con l’indicazione Racines, località in provincia di Bolzano dove Alex è nato, ma di regola le analisi sono anonime. Poi l’anomalia nelle urine: l’ipotesi di una manomissione, per la difesa, è dimostrata anche dalla concentrazione anomala di Dna. Nel 2021 il Gip del Tribunale di Bolzano dispone l’archiviazione del procedimento penale contro di lui per “non aver commesso il fatto”. Ma per la giustizia sportiva resta colpevole.




