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Dall'Europeo al Mondiale, dall'Olimpiade alle competizioni giovanili fino all'egemonia culturale dei suoi tecnici: la Roja domina grazie a un sistema fondato su formazione, sostenibilità e cura dei talenti
21 luglio - 08:38 - NEW YORK
Non era mai successo che una nazionale fosse contemporaneamente campione del mondo con gli uomini e con le donne. Ma la Spagna in questo momento è anche campione d’Europa, campione Olimpica e da qualche settimana anche campione d’Europa Under 19 dopo un torneo chiuso sul 19-0. Trionfi con tutti, maschi e femmine, adulti, giovani e adolescenti. Un sistema florido, una cantera inesauribile, una cultura calcistica impressionante esportata anche grazie a tecnici come Guardiola, Luis Enrique, Arteta, Xabi Alonso, Iraola, Emery, Lopetegui. E per le donne Pere Romeu e Jonatan Giraldez. Oltre, ovviamente a Luis De la Fuente, il canterano per eccellenza, maestro di giovani promesse e aspiranti allenatori, formatore di persone e di giocatori. De la Fuente vuole con sé brave persone prima ancora che bravi calciatori, quelli in Spagna non mancano mai, perché la convivenza è fondamentale e per 7-8 settimane di fila ancora di più.


