Tra molecole chimiche vietate in Europa e condizioni dei lavoratori, tutti i dubbi su questo prodotto
Riccardo Cristilli
10 maggio - 18:17 - MILANO
In Italia siamo grandi consumatori di pomodori, un prodotto che non è autoctono ma che è arrivato nel Regno di Napoli dal Sud America attraverso gli spagnoli tra il 1500 e il 1600. Diventato uno dei cardini della nostra cucina come condimento per la pasta e per la pizza ma anche semplicemente a insalata, le tante varietà di pomodori coltivate nel nostro paese devono fare i conti con i prodotti che arrivano dall'estero, soprattutto per realizzare conserve, passate e prodotti confezionati.
I pomodori egiziani sono sicuri?
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Dopo la diffusione del pomodoro cinese, adesso la nuova minaccia arriva dal nord Africa e in particolare dall'Egitto. Il pomodoro egiziano è sempre più diffuso nel mondo, in Europa e anche in Italia con una crescita dell'88% nello scorso anno. Secondo l'immunologo Mauro Minelli, docente di Nutrizione clinica all'Università Lum Giuseppe Degennaro, ci sono alcuni elementi da considerare in relazione all'arrivo del pomodoro egiziano. Oltre agli aspetti protezionistici delle coltivazioni del territorio, un punto critico è l'uso di molecole chimiche vietate in Europa e in Italia nelle coltivazioni egiziani. Le analisi dei prodotti extra-Ue spesso rivelano l'utilizzo di sostanze pericolose come un fungicida, il mancozeb, che è classificato come un potente interferente endocrino. Come spiga il dottor Minelli, questo prodotto sembra avere la capacità di alterare la funzionalità tiroidea e interferire con il metabolismo ormonale. Un'esposizione eccessiva anche a bassi dosaggi porta a rischi teratogeni. Un secondo prodotto, il chlorpyrifos, è un insetticida organofosforico che per la sua pericolosità per lo sviluppo neurologico nell'infanzia, è stato completamente bandito nell'Unione europea. Oltre a questi aspetti legati alla salute, che rischiano di cancellare il risparmio economico di importare questi prodotti con i costi legati alla spesa sanitaria, ci sono altri elementi da valutare. L'immunologo evidenzia che esistono diverse segnalazioni per le pessime condizioni di lavoro tra sfruttamento dei minori e precarie condizioni igienico-sanitarie nelle aree di raccolta del Delta del Nilo con il rischio di contaminazioni incrociate.
Pomodori italiani
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La filiera italiana andrebbe quindi protetta non solo per le ricadute economiche e occupazionali locali, ma anche per la sicurezza garantita al prodotto a livello di sterilità industriale dalla coltivazione fino al prodotto finito. Inoltre i nostri pomodori sono un concentrato di molecole bioattive, avendo il contenuto di licopene tra i più alti a livello mondiale. Questo carotenoide è un potente antiossidante che riduce lo stress ossidativo cellulare. La trasformazione industriale italiana, tra passate e concentrati, ottimizza la biodisponibilità di questa molecola rendendola più facilmente assimilabile. Inoltre i nostri territori di coltivazione, spesso di origine vulcanica, sono ricchi di microelementi che si ritrovano nei pomodori.
Dal punto di vista dell'immunologo sostituire i pomodori italiani con quelli provenienti dall'Egitto non è conveniente da un punto di vista della salute esponendo la popolazione a un cocktail di pesticidi e contemporaneamente privandola di quegli apporti di nutrienti protettivi tipici della dieta mediterranea.


