La modifica delle norme sul Golden
Power, inserita dal governo nel Decreto Transizione 5.0 anche
per rispondere alle osservazioni delle autorità Ue, allungherà i
tempi del'iter autorizzativo di operazioni di acquisizione e
fusione nell'ambito bancario e finanziario. Inoltre permetterà
all'esecutivo di andare contro le decisioni di Commissione Ue e
Bce. E' quanto sottolineano Martina Di Nicola, Counsel Corporate
and M&A e Domenico Gullo, Partner Antitrust and Competition
dello studio Hogan Lovells.
La riforma varata dopo che l'esecutivo è intervenuto
nell'operazione Unicredit-Banco Bpm (anche per quello non
portata a termine), prevede che il governo possa ricorrere al
Golden Power solo dopo il completamento dei procedimenti
autorizzativi pendenti a livello europeo ma, sottolineano i due
legali "i poteri del Governo non sono compressi, ma
temporalmente posposti. Anche in presenza di autorizzazioni
rilasciate dalle Autorità europee, il Governo potrà intervenire,
esercitando i poteri speciali, qualora ravvisi rischi residuali
non assorbiti dalla vigilanza prudenziale o dall'analisi
concorrenziale". "Si registrerà quindi un allungamento dei
tempi".
Alla domanda se tali poteri potranno quindi ora essere usati
solo in casi eccezionali o per aziende extra Ue, gli avvocati
sottolineano come la norma
"non restringe l'ambito soggettivo dei poteri speciali" e il
governo può ricorrervi anche dopo il via libera Ue. "Al
contrario, l'inserimento della sicurezza economica e finanziaria
tra gli interessi tutelati per tutti i settori rilevanti della
normativa GP, comporta un ampliamento dei presupposti di
esercizio". "L'introduzione della sicurezza economica e
finanziaria come criterio trasversale e autonomo estende i
presupposti d'intervento anche a operazioni idonee a incidere
sulla stabilità di sistema":
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2 ore fa
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