"Ho visto l'assassino". E per l'attaccante del Vicenza comincia un incubo

21 ore fa 2

serie a noir

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Nel 1967 il brasiliano Da Silva, sulla base di una segnalazione, viene fermato dai carabinieri che lo credono il latitante super ricercato Cimino, con cui condivide alcuni tratti somatici e lo stesso modello d'auto. Fino a che...

Furio Zara

Collaboratore

8 gennaio - 13:28 - MILANO

La mattina del 21 gennaio 1967 alla stazione dei carabinieri di Padova arriva una telefonata. “Pronto?”. Il silenzio è rotto da un colpo di tosse. Il militare infastidito ripete: “Pronto?”. Voce di uomo, inflessione dialettale. “Buongiorno… sono Antonio Rinaldi… ho un’edicola ad Abano Terme…”. “Dica…”. “Dieci minuti fa un uomo ha comprato un quotidiano di Roma… sa è una cosa piuttosto insolita dalle nostre parti…”. Il piantone lo interrompe. “E dov’è il problema, scusi?”. Il tono della voce all’altro capo del telefono si fa più robusto, come se avesse preso coraggio. “Il fatto è che ho guardato con attenzione quell’uomo, ecco, aveva un berretto calato in testa, teneva gli occhi bassi, mi ha allungato le monete senza alzare lo sguardo. Mi sono insospettito, mi ricordava qualcuno…”. Il carabiniere, senza particolare entusiasmo. “E chi le ricordava?”. L’uomo al telefono: “Quell’uomo, quello che c’è su tutti i giornali, come si chiama… Leopoldo… no, si chiama Leonardo… sì, Leonardo Cimino, quello del duplice omicidio…”. Solo a sentire quel nome, il militare si raddrizza sulla sedia e appoggia con più forza la cornetta in bachelite all’orecchio. L’edicolante continua: “Così ho guardato dove andava. E’ salito su una Alfa Giulia targata Roma ed è partito a gran velocità. Io sono corso al bar qui di fronte alla mia edicola e vi ho chiamati. Ho fatto bene, vero?”.

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