Hauge: "Vorrei ritrovare il Milan in Champions. Che soddisfazione con l'Inter..."

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L'ex rossonero e nazionale norvegese: "Col Bodo contro i nerazzurri per me è stato come un derby. Del Milan ho ricordi bellissimi e sono ancora tifoso"

17 giugno - 23:33 - BOSTON

Al Milan è rimasto legato anche se ha giocato una sola stagione, il 2020-21. Jens Petter Hauge continua a seguire i risultati del rossoneri, tifa per loro ed è rimasto deluso per la mancata qualificazione alla Champions League all'ultima giornata contro il Cagliari. Adesso è al Mondiale e ha visto dalla panchina il successo della Norvegia contro l'Iraq, nella prima gara del gruppo. Di parlare di Italia e del Diavolo, però, ha sempre voglia. "Meglio in inglese - ha detto sorridendo nella mixed zone del Boston Stadium - perché l'italiano l'ho dimenticato e non lo parlo da un po'". 

Hauge, che ricordi ha del nostro calcio? 

"Bellissimi. Ho trascorso una stagione super, in un campionato molto competitivo. È stata un’esperienza importante per me: dal punto di vista umano mi ha fatto crescere tanto, ma anche dal punto di vista professionale, credo di aver imparato tante cose". 

Era nel Milan che l'anno successivo avrebbe vinto lo scudetto con Ibrahimovic ancora giocatore. 

"Ibra è stato un grande calciatore, un vero leader. Ho cercato di imparare il più possibile da lui e dagli altri grandi giocatori che erano con me. Al Milan sono rimasto molto legato: amo il club e i tifosi, semplicemente incredibili. Sono ancora tifoso del Milan".  

L'ultima stagione rossonera non è finita bene. Perché? 

"L'ho seguita e mi dispiace vedere il Milan di nuovo fuori dalla Champions League. Per la sua storia e il suo prestigio è una società che deve stare in Champions e deve lottare per lo scudetto ogni anno. L'ultima giornata è stata una beffa perché la qualificazione alla Champions era alla portata, ma il Milan ripartirà". 

Lei con il Bodo in Champions ha fatto molta strada. Le piacerebbe affrontare il Milan in Champions, diciamo tra due stagioni? 

"Mi piacerebbe molto tornare nel San Siro rossonero per la Champions. Sarebbe bello per me e penso anche per i milanisti. A San Siro sono tornato per sfidare l'Inter negli scorsi mesi e ci siamo tolti una grande gioia. Passare il turno contro i futuri campioni d'Italia è stata davvero una soddisfazione". 

Per lei è stato... un derby? 

"Un pochino sì (ride, ndr) e sono stato felice che abbiamo vinto". 

Il Mondiale non è lo stesso senza l'Italia? 

"Il Mondiale è e sarà sempre una grande competizione e per noi norvegesi è straordinario essere qua dopo tanti anni di essenza. Auguro all'Italia di non stare così tanto tempo senza (la Norvegia ha atteso 28 anni, ndr) perché il vostro calcio è bello, anche se sta attraversando un momento di flessione. Ce la farete e vi qualificherete al Mondiale già nella prossima edizione". 

Se giocasse in Serie A, quante reti firmerebbe Haaland? 

"Tante, tantissime perché è forte. Uno così è difficile da fermare per chiunque: ha fisico, fame e senso del gol. Il calcio italiano è tattico, difficile, ma i grandi attaccanti trovano sempre il modo di fare la differenza". 

Quanto è stato importante per la Norvegia iniziare il Mondiale con una vittoria così netta contro l’Iraq? 

"Era molto importante. In un Mondiale la differenza reti può contare tanto, quindi vincere 4-1 alla prima partita è un segnale forte per noi. Non è stata una gara semplice, ma siamo stati bravi a restare dentro il match e a portarlo dalla nostra parte". 

Dall’esterno il 4-1 può sembrare una vittoria "comoda". È stato davvero così? 

"No, non direi. È stata una sfida difficile, soprattutto in alcuni momenti. L’Iraq ha giocato con intensità, ci ha creato problemi e dopo l’1-1 la gara si è complicata. In un Mondiale non esistono partite facili: devi saper gestire anche i momenti 'sporchi', soffrire e poi sfruttare le occasioni quando arrivano". 

Che cosa ha pensato quando l’Iraq ha pareggiato? 

"Che dovevamo rimanere calmi. In partite come queste può succedere di subire un gol, ma la cosa fondamentale è la reazione. Abbiamo continuato a giocare, abbiamo ritrovato subito il vantaggio e da lì abbiamo controllato il ritmo". 

La squadra ha sentito la pressione di tornare al Mondiale dopo 28 anni? 

"Sì, un po’ di pressione c’era. È normale. Tutti aspettavano questa partita, tutti volevano vedere come avremmo iniziato. Però è anche una pressione positiva: significa che c’è entusiasmo intorno al gruppo. Abbiamo aspettato tanto questo momento e volevamo cominciare bene". 

Dopo questa vittoria quanto cambiano le prospettive del girone? 

"È solo la prima partita. Naturalmente tre punti e quattro gol segnati sono una base importante, ma non possiamo pensare di aver già fatto qualcosa. Abbiamo davanti impegni molto difficili. Dobbiamo recuperare energie, analizzare quello che non ha funzionato e prepararci alla prossima". 

Qual è il messaggio che questo successo manda al Mondiale? 

"Che la Norvegia c’è. Ma dobbiamo restare umili. Abbiamo vinto bene, però sappiamo che possiamo fare meglio in tante cose. Al Mondiale serve continuità: una partita non basta, bisogna confermarsi subito".

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