Resta immutata la propensione a
investire del comparto orafo italiano, con il 23% delle imprese
che dichiara di aumentare il livello degli investimenti rispetto
al 2025, nonostante le tensioni internazionali e l'instabilità
delle politiche commerciali americane che hanno spinto il prezzo
dell'oro verso aumenti rilevanti (+44% nel 2025) e continui
massimi storici con una quotazione media che nel primo trimestre
2026 si è attestata a 4.877 dollari oncia. E' quanto emerso
nell'ambito di OroArezzo nell'appuntamento organizzato dal Club
degli Orafi Italia in collaborazione con Intesa Sanpaolo.
Tuttavia, rispetto all'edizione di dicembre, si osserva una
maggior cautela nelle attese sull'evoluzione del fatturato: la
quota di chi prevede un calo è infatti raddoppiata ed è passata
dal 34% all'attuale 63%.
Per gli operatori del settore orafo le principali difficoltà
sono legate ai costi, in primis della materia prima (indicata
dal 68%), insieme al peggioramento della domanda interna (60%) e
alle tensioni geopolitiche (53%). Queste difficoltà risultano
ulteriormente acuite dal conflitto in Iran che secondo le
imprese del campione ha determinato una riduzione del consumo di
gioielli (68%), un aumento del costo delle materie prime (43%) e
un rallentamento della domanda internazionale (33%).
Nel 2025 l'export italiano di gioielli in oro si è ridotto a
10,8 miliardi (-21%), penalizzato dal mercato turco al netto del
quale avrebbe segnato una crescita del 7,6% con performance
significative verso Svizzera (+27,0%), Hong Kong (+9,7%) e
Canada (+111,0%). In crescita (+13%) anche l'export verso gli
Emirati Arabi Uniti che, con un peso pari al 12%, rappresentano,
almeno fino al conflitto in corso in Iran, un hub importante per
l'oreficeria.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA

2 ore fa
1



