Il direttore esecutivo dell'Agenzia internazionale per l’energia suona l'allarme: “Il 75% del jet fuel utilizzato nella Ue viene importato da Arabia Saudita, Kuwait ed Emirati”. Bruxelles replica: "Non ci sono indicazioni che portano a diffuse cancellazioni di voli"
Gianluigi Giannetti
17 aprile - 14:38 - MILANO
Prima la politica, poi inevitabilmente la pratica. Lasciando ai Paesi interessati la strategia per la risoluzione della crisi nel Golfo Persico, ormai sottoposto ad un doppio blocco alla navigazione in entrata e uscita dallo Stretto di Hormuz, resta la generica oscillazione del prezzo del petrolio e la previsione ormai diffusa di forme di limitazione al consumo di benzina e gasolio per la mobilità su strada. Cioè che invece i governi nazionali in Europa tendenzialmente faticano ancora a raccontare è nelle parole di Fatih Birol, direttore esecutivo dell'Agenzia internazionale per l’energia: “L'Europa potrebbe avere a disposizione carburante per aerei ancora per sole sei settimane”. Uno scenario che non solo getta ombre sui costi delle vacanze, ma rischia di mandare in tilt l’intero sistema di trasporto a lungo raggio.
un mese e mezzo di autonomia
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“Diversi Paesi europei potrebbero iniziare a trovarsi ad affrontare carenze di carburante per aerei nelle prossime 6 settimane, a seconda di quanto riusciranno a importare dai mercati internazionali per compensare la perdita di forniture provenienti dal Medio Oriente”, puntualizza Fatih Birol, lasciando completare ai numeri il ragionamento. Mentre infatti l’Europa dipende per il 10% dal petrolio che attraversa lo Stretto di Hormuz, e solo per il 4% del gas naturale, il discorso si ribalta letteralmente guardando al cherosene Avio, anche conosciuto come Jet A-1. “Il 75% del jet fuel utilizzato in Europa, viene importato dagli impianti del Golfo, situati in Arabia Saudita, Kuwait ed Emirati”.
Lo scenario Peggiore
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Ufficialmente, a Bruxelles si spegne qualsiasi allarmismo. "Al momento non ci sono penurie di carburanti nell'Unione europea e non ci sono indicazioni di una penuria sistemica che porterebbe a diffuse cancellazioni di voli", dichiara alla stampa la portavoce della Commissione, Anna-Kaisa Itkonen, ammettendo però implicitamente l’esistenza di un problema e l’emergenza di una soluzione: “La Commissione Ue non esclude di dover lanciare un'azione coordinata per quanto riguarda il carburante per aerei se la situazione sullo stretto di Hormuz dovesse protrarsi a lungo”. Stando a quanto riferisce l’agenzia Reuters, lontano dalle telecamere proprio la Commissione starebbe elaborando un piano di emergenza per prevenire una carenza di jet fuel, che rappresentano solo una porzione residuale e neppure regolamentata delle riserve strategiche dell’Unione. Secondo Reuters, il piano sarà pubblicato il 22 aprile e introdurrà un censimento della capacità di raffinazione petrolifera a livello comunitario, adottando stimoli perché venga pienamente utilizzato. Nel frattempo vanno registrate le prime reazioni delle maggiori Compagnie aeree, con l’olandese Klm che, secondo l’agenzia Associated Press, cancellerà 160 voli da e per l'aeroporto di Schiphol ad Amsterdam il mese prossimo, pari a circa l'1% delle sue rotte europee totali. La compagnia aerea ha citato “l'aumento dei costi del cherosene” e ha affermato che un certo numero di voli “non è più economicamente sostenibile”. Oggettiva preoccupazione anche nelle parole di Grazia Vittadini, chief technology officer del gruppo Lufthansa, che all’agenzia Reuters ha disegnato un quadro quantomeno incerto: "I nostri fornitori di cherosene Avio stanno modificando i loro orizzonti temporali di previsione e non sono più propensi a fornire stime che vadano oltre un mese”.



