L'ex difensore della Juve e della Nazionale racconta l'ex avversario scomparso ieri: "Conservo ancora una sua maglia. Di lui parlavo anche con l'Avvocato Agnelli"
"Pochi giorni fa riguardavo la mia collezione di maglie e ho rivisto anche la sua. La notizia della morte di Kevin Keegan mi mette tristezza, è stato un avversario forte e leale".
Claudio Gentile, storico difensore della Juventus degli anni ’70 e ’80 e dell’Italia Mundial 1982 di Enzo Bearzot, è un duro dal cuore grande e quasi si commuove per la scomparsa dell’ex attaccante inglese. Se chiude gli occhi?
"Mi viene in mente un Inghilterra-Italia del 1977. All’uscita dal campo, Keegan si è avvicinato a me e un po’ in inglese e un po’ in italiano mi ha detto: 'Sei forte'. Un complimento che conservo con orgoglio, parliamo di un giocatore fortissimo, uno che ha vinto due volte il Pallone d’oro".
A proposito di Pallone d’oro, è vero o una leggenda che una volta lei disse a Keegan: “Se mi avessi affrontato tutte le domeniche, non lo avresti vinto...”.
"Non ricordo esattamente la situazione, ma è vero che gli feci una battuta del genere. Scherzavo, però ho fatto sudare anche Keegan".
Cosa ricorda dei duelli con l’inglese?
"Io ero tosto, ma non ho mai giocato per fare male a qualcuno, infatti non si è mai infortunato nessuno per colpa mia. A Keegan stavo incollato come un francobollo per cercare di non farlo girare. Era svelto e tecnico, un signore. A fine partita ci siamo anche scambiati la maglia".
Nella sua speciale classifica degli attaccanti marcati, dove posiziona Keegan?
"Sul podio. Al primo posto metto Maradona, il più forte. Al secondo Zico e poi c’è Keegan".
Quale era la differenza tra Maradona e Keegan?
"La mia strategia era la stessa: grande concentrazione e applicazione per non permettere al campione di turno di girarsi. Maradona, Zico, Keegan... Tutta gente che se gli lasciavi un centimetro ti puniva e imbucava per un compagno. Diego ed io ci insultavamo in spagnolo in campo, faceva parte della sfida. Con Keegan e Zico, invece, non sono mai volate parole né in campo né fuori: erano signori, campioni d’altri tempi".
A chi dei tre ha fatto più “tatuaggi” nelle gambe?
"Più di tutti a Mario Kempes, un altro quasi imprendibile. L’argentino è stato un precursore dei tatuaggi nelle gambe, ma senza essere mai stato da un tatuatore... Ma ripeto: io giocavo a calcio, non a far male. Gli avversari mi hanno sempre rispettato".
Ha mai sperato di avere Keegan come compagno nella Juventus?
"Sarebbe stato bello, ma sinceramente non so se ci sia mai stata veramente la possibilità di prenderlo. Però...".
Però...
"L’Avvocato Agnelli, sempre molto appassionato, curioso e competente, era solito chiedermi un parere sui grandi attaccanti stranieri. Qualche volta abbiamo parlato anche di Keegan. Era la normalità, l’Avvocato si informava sempre con tutti".
Ha seguito il Mondiale: adesso marcherebbe più volentieri il norvegese Haaland o l’inglese Kane?
"Entrambi. O forse nessuno dei due. E poi marcare... Ormai è una pratica passata di moda".
Si riferisce a qualche episodio in particolare?
"Potrei fare mille esempi, il calcio è cambiato e non so se sia un bene".
Se avesse potuto giocare dieci minuti dell’ultimo Mondiale, quale attaccante avrebbe voluto sfidare?
"Mi intriga Lamine Yamal, mi farebbe dormire poco la notte".
E lei ha fermato Maradona...
"Diego è Diego, un fuoriclasse assoluto. Io magari a volte riuscivo a farlo innervosire e questo mi agevolava nel compito. Lamine Yamal è giovane e moderno, però possiede una rapidità e una tecnica da far paura. Quando lo guardo giocare mi domando tra me e me: cosa faresti per provare a fermarlo?".
Quale risposta si è dato?
"Dal divano sembra tutto semplice, ma quelli così rapidi ti fanno diventare matto".


