"Molti istruttiva la lettura dei colloqui telefonici tra Ranucci e Lavitola. Da questi documenti pubblicati da tutti i giornali si ha la conferma che la preoccupazione del giornalista era quella di rassicurare Lavitola all' indomani delle prime rivelazioni pubbliche. Sottolineando che lui poteva facilmente sostenere che non c'era un movente per il quale gli si potesse attribuire la responsabilità dell'attentato''. Lo dichiara il senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri, membro della Vigilanza Rai.
''Davvero singolare lo sforzo di Ranucci di difendere Lavitola. Che fa capire che i progetti di natura politica non erano coltivati soltanto dal gestore del ristorante. Del resto - continua Gasparri -, nel corso della sua pubblica autoesaltazione, Ranucci conferma l'ipotesi della candidatura politica, tesi di Lavitola e secondo Ranucci anche di altri. Quindi si ammette l'intreccio tra l'uso politico della televisione pubblica ed eventuali aspirazioni politiche. Da registrare i toni con cui Ranucci ha affrontato il pubblico nel corso di un suo show, senza nessuna autocritica e con una autocelebrazione motivo di ulteriore riflessione. Ma nessun comizio celebrativo può far recuperare a Ranucci una reputazione ormai gravemente compromessa, come si è potuto vedere in questi giorni, sia con il documento della redazione di Report, critico nei confronti di Ranucci, sia dal silenzio di molti dei suoi difensori politici di un tempo, sia con la richiesta di un passo indietro anche da parte di esponenti del Pd e di autorevoli giornalisti di ogni tendenza".
Campione, Fdi: 'Il racconto sul caso Ranucci resta aberrante anche se fosse fantasia'
"C'è un aspetto rimasto in sordina in questi giorni nel dibattito sulle dichiarazioni di Sigfrido Ranucci: il silenzio delle femministe. Proprio di fronte a una vicenda che chiama in causa la rappresentazione della donna, l'asimmetria di potere nei rapporti professionali e quella cultura maschilista e patriarcale tante volte denunciata, sorprende che non si siano levate le consuete voci di indignazione". Lo dichiara Susanna Donatella Campione, senatrice di Fratelli d'Italia e componente della Commissione parlamentare d'inchiesta sul femminicidio e sulla violenza di genere. "Fosse anche frutto di fantasia, sarebbe altrettanto aberrante. Perché immaginare e raccontare con compiacimento vicende di questo genere, quasi fossero motivo di vanto, è di per sé indice della peggiore cultura maschilista.
Colpisce in particolare il racconto della relazione con una stagista della sua redazione, malata di sclerosi multipla, che avrebbe perso un figlio concepito con lui e che, dopo aver scoperto un tradimento, sarebbe fuggita sconvolta finendo sotto un'auto e morendo successivamente. Sentire una vicenda tanto drammatica liquidata in modo irrispettoso con espressioni come "trombata", tra le risate del pubblico, è raccapricciante", prosegue Campione. "Non è moralismo sulla vita privata. Tra un personaggio del peso professionale di Ranucci e una stagista esiste un'evidente asimmetria di potere. Chi può incidere sulle opportunità e sulle carriere altrui dovrebbe separare il piano professionale da quello sentimentale e sessuale e avere il massimo rispetto nei confronti dei propri collaboratori. Eppure proprio su questo il silenzio di certo femminismo è assordante. Dove sono coloro che in altre circostanze hanno denunciato maschilismo, patriarcato e squilibri di potere? La difesa della dignità delle donne non può dipendere dall'identità politica o culturale dell'uomo coinvolto. Se parole analoghe fossero state pronunciate da un giornalista di destra, avremmo assistito allo stesso silenzio?", dice ancora la senatrice Fdi. "Vero, romanzato o inventato, resta un racconto sconcertante, come il doppio standard di chi, dopo aver fatto per anni della lotta al patriarcato e al maschilismo una bandiera, oggi sembra non avere nulla da dire", conclude Campione.
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