Formula E, Wehrlein: "E se l'ultimo round si facesse su una pista tradizionale?"

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Il tedesco della Porsche vince per la seconda volta il campionato dopo un E-prix di Londra tesissimo fino alla fine. Lungo duello con Da Costa. "La differenza l'ha fatta il modo in cui abbiamo approcciato il weekend"

Adriano Bestetti

19 agosto - 16:18 - MILANO

La stagione 12 di Formula E ha vissuto uno dei finali di campionato più avvincenti nella storia della serie elettrica. Il doppio round conclusivo di Londra, infatti, ha riservato al pubblico un susseguirsi di colpi di scena da cui, alla fine, è emerso trionfatore Pascal Wehrlein. Il trentunenne tedesco, prima guida del team ufficiale Porsche, si è infatti laureato campione del mondo dopo aver dominato in lungo e in largo la giornata del sabato, in cui ha conquistato pole e vittoria, e dopo una feroce battaglia domenicale con la Jaguar di Antonio Felix da Costa, che in pista lo ha marcato come un “terzinaccio” Anni 70 per massimizzare le residue speranze di titolo del compagno di box Mitch Evans. Senza successo.

titolo ipotecato già sabato

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Alla vigilia dell’E-prix di Londra, al comando della classifica c’era Jake Dennis della Andretti con 146 punti, ovvero con due lunghezze di vantaggio su Evans e cinque su Wehrlein. L’asso della Porsche ha annullato il gap da Evans già nelle qualifiche conquistando la pole e nella gara del sabato si è imposto con oltre 5" su Dennis per ribaltare la classifica. Sabato 15 agosto sera, con Evans incapace di andare oltre l’ottavo posto in gara, Wehrlein si è quindi ritrovato al comando con 169 punti, cinque in più di Dennis e ventuno più di Evans. Le cose si sono messe bene per lui anche nelle qualifiche del secondo giorno, domenica 16, aggiudicandosi il terzo posto a fronte di un Evans quinto e di un Dennis addirittura sedicesimo, risultato che ha fortemente ridotto le sue chance di titolo.

la marcatura asfissiante di da Costa

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Nella gara della domenica, Jaguar ha tentato il tutto per tutto facendo attivare subito il primo Attack Mode a Da Costa per fargli superare Wehrlein e rallentarlo il più possibile. Un po’ la stessa cosa che Porsche aveva fatto il giorno prima piazzando Nico Müller in marcatura su Evans. Il portoghese ha in effetti reso la vita durissima a Wehrlein, rintuzzando i suoi attacchi e vanificando quasi del tutto il primo Attack Mode del tedesco. Questa battaglia ha vissuto il suo primo momento topico al giro 27, quando una manovra azzardata di Da Costa ha permesso a Dennis di passare Wehrlein e raggiungere l’ottava posizione mentre il pilota della Porsche scivolava in dodicesima. A quel punto Dennis si è portato brevemente in testa alla classifica virtuale, ma questa contesa si è poi risolta al giro 31, quando un contatto alla curva 16 con la Envision di Joel Eriksson ha fatto perdere ulteriore terreno a Wehrlein, spingendolo definitivamente fuori dalla zona punti. Nel trambusto, anche la monoposto di Dennis ha però riportato danni che lo hanno definitivamente estromesso dai giochi per il titolo. Evans era già quarto al momento, ma avrebbe avuto bisogno di una vittoria per conquistare il titolo piloti. Tuttavia, con la Ds Penske del vincitore Barnard e le due Mahindra di De Vries e Mortara che avevano già preso il largo, Evans non è più riuscito a colmare il distacco dai primi tre.

il 'Bis' iridato

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Pascal Wehrlein ha tagliato il traguardo dell’ultima gara stagionale fuori dalla zona punti, ma quanto fatto in precedenza gli ha permesso di riprendersi lo scettro della Formula E che già aveva fatto suo nella stagione 10. Il campione teutonico ha quindi chiuso la stagione con tre vittorie (aggiungendo il successo di Londra a quelli di Jeddah e Shanghai) e quattro pole position, diventando il secondo pilota a vantare due titoli in questo campionato dopo il francese Jean-Eric Vergne, dallo scorso inverno pilota Citroën. "Quest’anno, per la seconda volta, siamo arrivati al gran finale di Londra con la consapevolezza di avere il nostro destino tra le nostre mani – ha spiegato Wehrlein a bocce ferme - non eravamo nella miglior posizione possibile, ma sapevamo che, se avessimo fatto bene il nostro lavoro, se avessimo performato meglio degli altri, avremmo potuto farcela".

il lavoro del team porsche

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In un breve incontro con la stampa il neo-iridato ha illustrato in che modo lui e il team Porsche Formula E sono riusciti a ribaltare la situazione nella capitale britannica: "La differenza l’ha fatta il modo in cui abbiamo approcciato il weekend e l’essere riusciti a ottenere risultati sotto pressione. Nelle sessioni di libere siamo sempre stati nei primi tre, nelle prime qualifiche abbiamo fatto la pole e nelle seconde abbiamo conquistato il terzo posto. Ovviamente, essere competitivi in qualifica costituisce sempre le fondamenta di una buona gara, specialmente su un tracciato come quello di Londra. E anche Nico (Müller, ndr) è stato fantastico nel weekend, davvero velocissimo. Direi che il team ha fatto esattamente quello che avrebbe dovuto fare fino al via delle due gare, e questo ci ha permesso di trovarci in una posizione migliore rispetto ai nostri avversari".

il contatto alla curva 16

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La marcatura di Da Costa ai suoi danni è stata particolarmente stretta, ma Wehrlein è riuscito a difendersi con diligenza: "È chiaro che l’intenzione era quella di tenermi fuori dalla zona punti, il che è pure successo visto che non sono arrivato nella top 10. Sapevo che non avrei dovuto lottare con Antonio per tutta la gara, ma che avrei dovuto invece rimanere in corsa evitando di danneggiare l’ala anteriore, o di andare a muro o cose del genere. Sapevo bene in che posizione era Jake Dennis e sapevo che sarebbe dovuto arrivare qualche posizione davanti a me per sperare nel titolo. La situazione quindi non era difficile in quel momento, ma sapevo bene che sarebbe stato meglio stare davanti ad Antonio piuttosto che dietro, e stavo giusto aspettando il momento buono per superarlo. E così ci ho provato alla curva 16, ma c’è stato un contatto e sfortunatamente anche Joel Eriksson è rimasto coinvolto. La posta era molto alta, ma sapevo che poi mi sarei ritrovato all’interno della curva 17 e a quel punto avrei potuto completare il sorpasso".

nessun chiarimento con da Costa

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Nel dopo gara, Wehrlein era apparso piuttosto irritato nei confronti di Da Costa, ma il poco tempo trascorso dal loro duello gli ha permesso di raffreddare i suoi bollenti spiriti: "No, non ho parlato con Antonio dopo la gara, ma va bene così: ero troppo impegnato a festeggiare (ride, ndr). Sì, ci sarebbe stato sicuramente molto di cui parlare, riguardo a quella gara e all’intero weekend, ma credo che l’aver vinto il titolo sia già qualcosa che parla da sé. Alla fine abbiamo avuto la meglio, con tanta felicità e soddisfazione da parte nostra. È stato un anno intenso per il team non solo per la battaglia in campionato, ma anche perché, parallelamente, è stato portato avanti lo sviluppo della nuova macchina Gen4. Per questo molti membri del team hanno avuto un carico di lavoro doppio rispetto al solito. E per questo, forse, è stata anche la stagione più dura di sempre per la squadra. A loro va il mio «grazie» più grande".

strategia concordata con il team

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Wehrlein ha inoltre sottolineato l’importanza cruciale del muretto Porsche nel modellare la sua strategia nella seconda gara londinese: "Durante la corsa sono sempre stato informato sulla posizione in pista dei miei rivali per il titolo. Ovviamente ho anche visto Evans con i miei occhi quando mi ha superato (ride, ndr), ma sapevo che avrebbe dovuto vincere la gara per puntare al titolo, caso in cui io avrei dovuto finire non oltre l’ottavo posto. E con Dennis partito 16°, sapevo che gli sarebbe servito molto tempo per raggiungermi. Abbiamo sempre fatto i nostri calcoli e solo in un momento le cose si sono fatte un po’ preoccupanti, ovvero quando sono uscito dalla zona punti ed Evans era ottavo. A quel punto sapevo di dover rientrare in zona punti e finalmente sono riuscito a superare Antonio, prima dell’incidente alla curva 16".

un titolo gratificante

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In merito alle diverse sensazioni legate alla conquista del primo e del secondo titolo, Wehrlein ha inoltre osservato: "Il primo titolo è sempre speciale, perché c’è un qualcosa di particolare quando si passa da zero titoli mondiali a uno. La sensazione non è la stessa quando si passa da uno a due titoli, perché non è più un qualcosa di nuovo. Tuttavia, visto il modo in cui si è sviluppata questa stagione, direi che questo mio secondo titolo è più gratificante del primo. E ci sono dei motivi ben precisi per questo. È stata un’annata di alti e bassi, a cui siamo arrivati dopo una stagione in cui abbiamo avuto grossi problemi di degrado degli pneumatici. Quest’anno siamo migliorati molto sotto questo aspetto, specialmente in qualifica, e questo ci ha permesso di tornare a lottare per il titolo. L’anno scorso Oliver (Rowland, poi iridato con Nissan, ndr) ci ha staccato tutti in classifica, era molto più avanti di tutti noi, ed essere tornati così forti quest’anno è per noi motivo di grande soddisfazione. Sono molto orgoglioso del team".

la crescita di Pascal Wehrlein

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Proseguendo nella comparazione tra le sue due stagioni vincenti in Formula E, Wehrlein ha comunque ribadito di sentirsi più competitivo oggi rispetto ad allora: "Penso sia giusto dire che sono più forte adesso rispetto a due anni fa. Ho maggior esperienza con la macchina e con il team, ma ho anche continuato a lavorare su me stesso per migliorare sempre di più. Credo di essere migliorato in qualifica, nello sfruttamento delle gomme e anche nell’interazione con il team, per ottenere il massimo dalla vettura. Quindi direi che il nostro pacchetto complessivo di quest’anno è stato superiore a quello di due anni fa, ma la stessa cosa si può dire di alcuni dei nostri rivali". L’asso tedesco ha poi posto un accento sulle sue quattro pole stagionali, decisive nel permettergli di centrare l'ultimo titolo con le vetture Gen3 Evo: "Mi hanno fruttato 12 punti alla fine decisivi per il campionato, per questo sono dell’opinione che occorre guardare alla prestazione generale nei weekend piuttosto che alla sola gara".

pascal wehrlein 2026 porsche londra

una proposta per il futuro

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Ritornando sull’epilogo della stagione appena conclusa e sulle polemiche a proposito dei giochi di squadra che l’hanno caratterizzata, Wehrlein ha risposto con un’interessante considerazione: "Secondo me l’ultimo round dell’anno, o l’ultimo weekend, si dovrebbe correre su un circuito tradizionale o comunque più grande di quello di Londra, in modo da neutralizzare questo tipo di giochi di squadra. Ma il tracciato di Londra, per sua natura, si presta molto a questo tipo di manovre. E lo abbiamo visto in entrambe le gare. Non è la prima volta che questo genere di cose accadono in Formula E, ci sono piste come Monte Carlo dove è più difficile superare e dove, di conseguenza, ha più senso lavorare come team per massimizzare il risultato. Lo abbiamo fatto anche noi a Londra, dove siamo stati bravi a metterci in quelle condizioni già dalle qualifiche e dove, in fin dei conti, abbiamo fatto meglio degli altri".

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