Finalmente Draper, torna e vince: "Per quattro mesi non ho dormito per il dolore al braccio"

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Il tennista britannico, ex numero 4 del mondo, ha battuto Giron a Eastbourne: "A Wimbledon voglio fare bene. Punto a vincerlo l'anno prossimo"

Lorenzo Topello

Collaboratore

22 giugno - 17:08 - MILANO

“Più che un numero, il mio ranking è diventato un codice postale”. Jack Draper lancia una battuta dall’altra parte della rete e va a segno, anche se ad attenderlo non c’è un avversario ma i cronisti del Times, con cui si è raccontato a cuore aperto: dall’infortunio al rapporto col nuovo coach Andy Murray, dalla storia familiare alla convivenza con la pressione. Jack is back, rima banale ma inevitabile: il britannico è ripartito dal 250 di Eastbourne, torneo di preparazione all’amatissimo Wimbledon dopo due mesi dell'ennesimo stop. Gli serviva l'erba di casa per ritrovarsi, sotto gli occhi di Murray: 6-4 7-6 (5) a Giron dopo un primo set solido e un secondo scoppiettante (sale fino al 5-2 ma vive un passaggio a vuoto e chiude il discorso solo al tie break). Ora sarà derby con Pinnington-Jones al secondo turno. Il campo gli mancava da due mesi, la vittoria da tre. Ma ora Draper c'è e ha le idee chiarissime sul da farsi. 

l'infortunio

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Il ranking lo ha trascinato come un ottovolante, in questi mesi. Solo un anno fa Jack si presentava a Wimbledon da numero 4 al mondo e nel curriculum aveva fretta di inserire la frase: “Candidato Slam il prima possibile”. La storia ha raccontato altro: a Londra è uscito al secondo turno, prima di rimediare un doloroso infortunio al braccio sinistro ad agosto e finire fuori dal circuito per sei lunghi mesi. È tornato a febbraio, in tempo per quattro tornei prima di fermarsi a Barcellona per un problema ai tendini del ginocchio destro. E ora ci riprova da numero 160 al mondo, dopo aver superato le notti più dolorose: “Ci sono momenti in cui ti senti incredibilmente solo. Quando subisci un infortunio serio, cominci a farti tante domande: ‘Perché è successo? Cosa avrei dovuto far diversamente?’. Ti senti di nuovo in forma, resistente e forte, e invece all’improvviso il braccio comincia a far male di notte. Non riesci a dormire e vivi in questa maniera per quattro o cinque mesi. I momenti più bui nascono dal fatto che sei disperato dalla voglia di migliorare ancora, di realizzarti. E quando non puoi farlo è frustrante e triste”. Il peggio è alle spalle, anche perché "a Wimbledon voglio fare bene. Non so se ci riuscirò, ma di sicuro ho un obiettivo: vincerlo l'anno prossimo". 

murray

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Un discreto propulsore per la ripartenza di Jack è Andy Murray, presente nel suo box a Eastbourne e Wimbledon: “Ho sempre avuto in mente l’idea di lavorare con lui: abbiamo un ottimo rapporto e lui possiede una mente tennistica straordinaria. Lo guardavo fin da bambino, mi affascinava: l’ho visto mentre vinceva Wimbledon e le Olimpiadi, mi ha ispirato in modo incredibile. E con me è stato molto sincero, mi ha dato consigli e opinioni utili: dopo il Covid, poi, abbiamo trascorso molto tempo insieme e ho imparato a conoscerlo anche personalmente. Ora devo praticamente ripartire da zero, e averlo accanto mi darà una spinta emotiva: lui è una delle ragioni principali per cui ho scelto di giocare a tennis”. Tante analogie e qualche differenza: “Lui dopo il ritiro si è dato al golf. Io non ce la farei mai: dopo nove buche avrei già la testa altrove…”. 

inizi

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Draper ha anche raccontato i propri inizi col tennis, complice una famiglia di sportivi influenti: la madre Nicky ex campionessa junior, il padre Roger ceo della Lawn Tennis Association: “Non diventi atleta di successo per via di genitori esigenti: serve sempre qualcosa dentro di te. E io, a prescindere dalle vittorie e dalle sconfitte, voglio stare in trincea. Mio padre poi ha lasciato la Lta quando avevo dodici anni: a volte i ragazzi del circuito junior mi prendevano in giro, forse erano un po’ gelosi. Ma io sapevo rispondere ed ero determinato: lanciavo la racchetta oltre le recinzioni, imprecavo in continuazione. E una volta un coach della Lta mi disse: ‘Sei la persona più maleducata che abbia mai visto in campo’. Ma ero semplicemente appassionato da morire. Ho capito fin da giovane che, se vuoi diventare grande in qualcosa, ci saranno molte persone che ti odieranno. Ormai ho sviluppato una pelle piuttosto dura”. 

auto usata

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Anche se fuori dal campo le cose si complicavano: “Per quattro o cinque anni posso dire di non aver avuto amici: quelli che incontravo col tennis erano anche rivali. E quando inizi a giocare nei Futures finisci nel fango: devi cavartela da solo, in mezzo al nulla, con campi e hotel terribili”. Con difficoltà inevitabili anche a livello mentale: “Nel 2023 mi fermai e praticamente decisi di lasciare il tennis: assurdo forse, ero il numero 40 del mondo. Ma sentivo di essere instabile, di non dare più significato a niente. Così ho preso del tempo, l’ho dedicato a me per guardarmi dentro: ‘Che cosa posso fare davvero? Chi è Jack Draper? Non solo un tennista, direi’. E da quel momento ho iniziato un percorso di crescita personale”. Senza illusioni né voli pindarici, come testimonia la sua auto, una Volkswagen Polo del 2013: “L’ho comprata usata. Ho conosciuti molti atleti che tengono le Ferrari come sfondo del telefono. Io, invece, posso dire che non ho mai giocato per soldi”.

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