Il tecnico della nazionale femminile di volley che affronta l'Europeo è la guida perfetta per le azzurre, che credono ciecamente in lui
Velasco è talmente andato oltre la dimensione di tecnico che si finisce per dimenticare lo straordinario allenatore che è. Dopo aver costruito una Nazionale maschile spettacolare con l’unica imperfezione dell’oro olimpico mancato, ha saputo prendersi dalle ragazze, quasi trent’anni dopo, quello che ai ragazzi era scivolato dalle mani.
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L’Italia femminile di volley è la nostra squadra più forte, tra tutte le discipline. Un risultato di per sé significativo ma che lo è ancora di più se consideriamo che la nostra pallavolo era stata sempre, prima di questa stagione, declinata esclusivamente al maschile quando si parlava di Nazionale. Tutto è stato possibile perché i diversi talenti che c’erano pure prima sono diventati con Velasco finalmente squadra. Il valore del tecnico in casi così si misura con l’autorevolezza che è capace di mettere in campo. Sia in allenamento che in partita. Qualsiasi gruppo, perfino il più frantumato in talentuose individualità, alla fine non chiede altro che di essere guidato.
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L’autorevolezza è l’unica chiave e Velasco ce l’ha. A lui le ragazze credono, come credevano prima i suoi azzurri, perché tecnicamente è un grande allenatore. Le sue indicazioni si traducono in punti. La gestione delle partite si trasforma in vittorie. La maniacale attenzione che mette negli allenamenti si trasforma nella consapevolezza delle proprie capacità. A Velasco credono perché di volley, di sport, sa. Questo gruppo, che ha vinto l’oro olimpico e il Mondiale, ha davanti adesso l’Europeo. Ritroverà la Turchia, che le azzurre conoscono benissimo per averla battuta in finale in un tie break memorabile, all’ultimo torneo iridato dell’anno scorso. In Italia le cattive abitudini fanno sempre premio sulle buone, per cui si chiede adesso alla Nazionale di Velasco di vincere tutto. Sempre. Per cui la recente interruzione di vittorie nella Nations League è stata accolta con una smorfia delusa. Ma è un errore, intanto culturale. Questo è un gruppo che può ancora vincere, tra due anni c’è l’Olimpiade a Los Angeles. Lasciamole fare il loro percorso. Fidiamoci di Velasco, come si fida di lui la sua squadra. Nello sport solo dove c’è la fiducia nasce l’oro.



