Il caso a Zandvoort riapre il tema della gestione del box da parte della scuderia di Maranello. E c'è la lezione di Wolff: in Mercedes il pugno duro funziona
Sono le due facce della stessa Formula 1. Ma non c’entrano le power unit, i motori e la velocità. Qui ci vanno di mezzo le figure ingombranti dei team principal. Toto Wolff perentorio e (quasi) pater familias. Fred Vasseur più tranquillo, un uomo mite e calmo (almeno davanti alle tv). Chi ha ragione? La versione vincente, per ora, è quella della Mercedes e la si riassume in fretta: nelle ultime fasi del GP d’Olanda Kimi Antonelli faticava a mordere il freno dietro George Russell, dalla radio è arrivato l’ordine di cedere il secondo posto al compagno ("Swap position", scambiatevi la posizione), Russell ci ha messo una punta (ma proprio una punta, eh) di ironia, e vissero tutti felici e contenti sul podio di Zandvoort. Di più. Alla fine Russell ha pure ammesso: "Giusto così". E Antonelli, al miele, ha fatto altrettanto: "È stato un grande uomo squadra e sono felice che sia riuscito a portare a casa il podio". E vai con lo champagne. Se poi tra i due scorra buon sangue, che importa? Più lunga e dolorosa è invece la questione in casa Ferrari. Niente scambio di posizioni, ma una strategia che ha coinvolto muretto, Lewis Hamilton e Charles Leclerc. Tutti insieme, un po’ disperatamente. Un pasticcio (e non è il primo) che ha portato qualche malumore in casa Ferrari.
I fatti
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Poco oltre metà gara Lewis Hamilton ha chiesto di superare Charles Leclerc dato che aveva gomme migliori e stava facendo giri più veloci. E ancora una volta lo show va in onda in radio-visione: "We're losing time!", stiamo perdendo tempo. Nel corso del 44° giro, poi, ecco l’indicazione dell’ingegnere di pista della Ferrari: "Charles, ai box". E Leclerc: "Cosa intendi?". Hamilton alla radio ha usato il sarcasmo: "Che spreco di tempo, ragazzi, ottimo lavoro". E poi, pochi giri dopo: "Mi state usando come cavia o cosa? Che sta succedendo? Per quanto tempo mi terrete fuori?". A fine corsa Hamilton troverà le parole giuste per ringraziare tutti - team, ingegneri, fabbrica -, quelli che stanno "spremendo" volontà e idee per fare funzionare le cose al meglio. C’è un però. Ed è quello della strategia. "Ho perso secondi preziosi perché il team non ha eseguito quello che doveva fare o non ha preso la decisione che doveva prendere nei tempi giusti", ha detto.
la squadra prima di tutto
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Puoi essere un soldato, puoi essere un pirata. Ma: Gotta Serve Somebody, devi sempre servire qualcuno, cantava Bob Dylan. Lui parlava di sfere più alte. Qui da servire c’è il team principal, l’ingegnere di pista o la strategia di squadra. Dopo il GP del Canada, quando Kimi e George se le suonarono di santa ragione, e dopo una piccola serie di altri battibecchi (anche a distanza), il team principal della Mercedes ha messo in chiaro le cose: chiunque dovesse mettere a rischio gli equilibri del box "lo manderò via". Così parlò Toto Wolff. Nel 2016 Hamilton e Rosberg litigarono e Wolff li cacciò. "Li licenziai", ha raccontato. Giurò a se stesso che la cosa non sarebbe più accaduta, per questo è arrivato il monito nei confronti di Russell e Kimi. Anche Antonelli ha raccontato che in Australia, prima della prima gara, Wolff "ha messo me e George in uno stanzino e ci ha spiegato molto bene questo punto: la squadra vuole tornare a vincere il titolo Costruttori, questa è la priorità. Poi noi piloti ovviamente corriamo in primis per noi stessi perché vogliamo costantemente vincere ed essere i migliori, ma è importante non dimenticarsi mai della squadra, perché è grazie a loro se noi riusciamo a ottenere i risultati".
due visioni diverse
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Sono visioni della vita e del mondo. E ognuno ha il suo carattere. La durezza austriaca del gentile Mr Wolff non può essere messa in parallelo all’ironia di Fred Vasseur. Tassativo l’uno, prudente l’altro. Ma la questione è anche più complicata. La Ferrari ha due piloti diversi, ben più complicati da gestire. Hamilton è Hamilton: 41 anni, star planetaria, simbolo di diritti, moda, velocità, sette volte campione del mondo (non un dettaglio). Leclerc è molto più di un giovane pilota: 28 anni (non un ragazzino), tante promesse, qualche vittoria, un nuovo contratto con la Ferrari firmato poco tempo fa. Russell ha la stessa età di Leclerc, è vero, ma attorno a lui c’è sempre stato meno allure. E Kimi è ancora un ragazzo con i suoi bellissimi 19 anni (domani ne compie 20 e farà festa). Wolff si è dovuto imporre. In casa Ferrari molte cose le ha detto invece Hamilton: "È dura vedere i piloti della Mercedes pronti a eseguire le richieste mentre da noi non succede lo stesso. Stavolta non avremmo potuto vincere, ma se vuoi lottare per i mondiali devi curare ogni singolo punto".



