L'ex presidente: "Per me conta solo la storia, con lui si lotta sempre per scudetto e Champions"
Metti una sera a cena: ristorante A Santa Lucia di Milano, Corrado Ferlaino è con la sua Roberta in uno dei tavoli dell’anima - “ci andavo con Gino Palumbo e con Candido Cannavò” - quando s’avvicina un signore giovane, già famoso. “Ed era Massimiliano Allegri”. Metti una pomeriggio a parlare di calcio, di questi 100 anni del Napoli nei quali l’Ingegnere dei due scudetti e di Maradona ne ha attraversati trentatré (“Pensi un po’, un terzo dell’esistenza del club e anche mia: ne avrei di cose da raccontare”); metti che si debba dialogare di quello che succede in questo pazzo pazzo mondo che pure quando il pallone s’è sgonfiato consente di rotolare tra i ricordi d’un passato indimenticabile e un futuro da disegnare. Il Napoli sarà di Massimiliano Allegri (“Ma è fatta, ha firmato?”) e Corrado Ferlaino, pur restando fedele ad antiche procedure (“Io mi fido solo quando arriva l’annuncio”) sorridendo si lascia andare. Il presidente del primo scudetto (“Dunque, come dice lei, sono inarrivabile”) e soprattutto il “carceriere” di Maradona (“L’amore più grande che ci potessimo regalare, non so se ne nascerà un altro ma lui lo abbiamo avuto con noi per sette anni”), sa tutto quello che c’è da sapere, si concede un po’ di tempo per immergersi nella sua sana, irresistibile e indomabile passione. Allegri gli piacque in quegli istanti così calorosi come persona e gli piace adesso che dovrà scandire il tempo che Ferlaino - uno splendido ragazzino di 95 anni - si concederà davanti al televisore, con i propri riti e le e scaramanzie, un tempo da vedere e l’altro, boh, meglio evitare di sottoporsi a strane emozioni.
Come andò al ristorante, Ingegnere?
“Parliamo di qualche anno fa, forse una decina o forse meno, ma importa poco. Allegri si avvicinò a noi che eravamo seduti, fu cortesissimo, una bella persona, si vede che è un ragazzo perbene. E fu un bel gesto. Anzi, devo dire che furono fantastici il modo e l’affetto”.
Ambiente non proprio compatto intorno al suo nome...
“Anche Roberta non è convinta, ma lei è milanista. Io invece la penso diversamente. Per me la storia degli uomini conta e la sua parla chiaro: ha vinto scudetti e coppe, è arrivato in finali di Champions, ha allenato i grandi giocatori e quindi sa come comportarsi. Un allenatore oggi deve pure gestire. E lui, carinissimo con me, mi pare abbia la personalità giusta. E poi, due vittorie basteranno a convincersi: i successi finiscono per mettere sempre d’accordo”.
Stagione 1997-1998... Allegri al Napoli per qualche mese.
“Se può fare a meno di ricordarmela le sono grato. Però, penso che siano più le cose che ho fatto bene rispetto a quella disgraziata annata. Andò tutto male. Ma ogni tanto è umano sbagliare”.
È andata maluccio al Milan, per Allegri.
“Vale il discorso che le ho appena fatto. È uno che è abituato a vincere, però può capitare che si perda. Fa male, ma si prende atto di quel che è capitato e si guarda avanti. Con fiducia, con ottimismo ma anche con la necessaria competenza. E qui al Napoli ce n’è, come raccontano gli ultimi tempi. E c’è una squadra che ha dei valori molto forti, come sottolineato con Conte, con il quarto titolo, con questo secondo posto che vale l’Europa che conta”.
Etichetta per Allegri: il risultatista!
“E vi sembra poco. Lotta per gli scudetti sistematicamente o per la qualificazione in Champions. Non mi sembrano dettagli”.
Chi vincerà il prossimo titolo?
“E che dubbi ha! Il Napoli”.


