Vincendo per la quarta volta la Strade Bianche ha stabilito l’ennesimo record. Ormai servono i cordoni di sicurezza per tenerlo al riparo dall’affetto dei tifosi. Sabato c'è la Classicissima, con la Roubaix una delle due Classiche Monumento su cui ancora non ha messo le mani.
Sì, però così è troppo: toglie suspence, e quindi interesse. Sai già come va a finire, e allora perché guardare? È così che qualcuno dice se il soggetto è Tadej Pogacar, il ragazzo sloveno di Komenda che a 27 anni continua a scomodare i paragoni con Eddy Merckx, il più vincente mai salito su una bicicletta. Parole, legittime, che parole restano. Poi però c’è il confronto con l’evidenza dei fatti e l’ultima edizione della Strade Bianche a Siena, sabato, ne è l’esempio perfetto. “Pogi” l’ha dominata come ha fatto sempre, a partire dal Mondiale in linea di fine settembre in Ruanda, in ogni corsa a cui ha preso parte, alzando le braccia per la quarta volta in Piazza del Campo: nessuno c’era mai riuscito. E a poche ore dall’ennesima impresa ha cominciato a circolare su X un confronto fotografico tra la terza edizione della classica degli sterrati e l’ultima, tra il 7 marzo 2009 e il 7 marzo 2026.
tutto esaurito
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Lo scenario è quello de Le Tolfe, uno dei tratti simbolo delle crete senesi: 17 anni fa ci stava passando Daniele Bennati, che poi sarebbe diventato ct azzurro, in maglia Liquigas, e a bordo strada non c’era nessuno o quasi. Pogacar invece, nel corso della sua cavalcata trionfale, era letteralmente circondato dalla folla in delirio, una persona sopra all’altra per un numero difficilmente calcolabile di file. E d’altro canto ormai da anni a Siena e dintorni, per il weekend di gara e grazie anche al successo della Gran Fondo per amatori dell’indomani (record quest’anno di 8.500 partecipanti, sold out), già mesi prima è difficile trovare da dormire. All’ultimo momento poi impossibile, a meno di non voler accendere un muto. Dunque: proprio sicuri che Tadej Pogacar rischi di annoiare?
fenomeno a portata di mano
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La risposta è già implicita: l’eccellenza non annoia. Esalta, semmai. La gente vuole esserci, vedere, sfiorare addirittura il fenomeno, cosa che nel ciclismo è più possibile rispetto ad altri sport (attenzione, ovvio, a non esagerare). Rispondere presente nell’esatto istante in cui la cronaca si trasforma in storia. Il giovedì prima della corsa, per dire, hanno intitolato allo sloveno il tratto di sterrato di Colle Pinzuto, per il tris di successi ora diventato poker, e pure in quella occasione, in orario lavorativo per la maggior parte delle persone, una folla adorante non si è voluta perdere l’appuntamento. Ai raduni di partenza delle gare, il bus della Uae-XRG, la squadra di Pogi, è sempre per distacco il più affollato e la dirigenza, in accordo con i vari organizzatori, lavora per aumentare il cordone che separi, per la sua sicurezza, il numero uno al mondo da tutto questo entusiasmo. Cosa che si ripete peraltro pure in allenamento: da qui la necessità, specie in Belgio, di far seguire Tadej da una moto per evitare spiacevoli incidenti. Sbarcato nel mondo del professionismo nel 2019 con la fama, subito confermata, del predestinato, è soprattutto dal 2024 che il due volte iridato sta dominando il suo sport come l’astista Mondo Duplantis o il Max Verstappen del poker iridato in Formula 1, solo per cercare di trovare due esempi. In Ruanda, settembre scorso, Pogacar ha incassato quella che finora è rimasta l’ultima sconfitta: quarto nella cronometro iridata vinta da Remco Evenepoel, che addirittura l’aveva raggiunto e superato. Poi tra Mondiale in linea, Europeo in linea, Tre Valli Varesine, Lombardia (firmato per la quinta volta di fila, come nessuno mai) e appunto Strade Bianche, ha sempre staccato il resto del mondo con azioni sensazionali partite una vita prima del traguardo. Sugli sterrati senesi, per esempio, sono stati 78,5 i chilometri di fuga solitaria, un paio d’ore di magnifica solitudine e nelle orecchie i boati del pubblico. La prossima “fermata” è tra una settimana: Milano-Sanremo, sabato 21 marzo. Ma nonostante quanto scritto finora, sarà tutt’altro che una storia scontata e non sembri contraddittorio.
duello
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La Classicissima è infatti uno dei due Monumenti - l’altro è la Roubaix - che il fenomeno non ha mai vinto. Ma mentre nell’Inferno del Nord ha debuttato appena l’anno scorso, con un gran secondo posto, con la Sanremo si è cimentato ben cinque volte con i seguenti esiti: 12°, 5°, 4°, 3°, 3°. Cinque tentativi senza mai riuscire a vincere, sacrilegio per uno come lui: il contrario di un amore a prima vista e la differenza più evidente finora con Eddy Merckx, che ha trionfato 7 volte (!) in Via Roma. Potrebbe essere il 2026 l’anno buono, certo, ma… non è detto e uno dei motivi principali si chiama Mathieu van der Poel. Un altro fenomeno, già. Diverso da Pogacar, ma quello che è più capace di tenergli testa nel contesto dei primi tre Monumenti di primavera, compresi dunque Fiandre e Roubaix. Anche l’olandese non scherza se si tratta di coniugare il verbo dominare. Ha chiuso la stagione del ciclocross, arte di cui è maestro, da imbattuto con la perla dell’ottavo titolo iridato di specialità: record. Ha iniziato la stagione su strada il sabato prima della Strade Bianche all’Omloop Nieuwsblad, che non aveva mai disputato: zero ruggine, avversari una volta di più annichiliti, devastante progressione sul mitico Muro di Grammont e successo per distacco. Mathieu, figlio di Adrie e nipote del mitico Raymond Poulidor, si è già preso due volte la Sanremo (il nonno la vinse nel 1961) e quella del 2025 si può considerare la gara dell’anno: Pogacar non aspetta il Poggio e si scatena già sulla Cipressa, a resistere solo Vdp e Filippo Ganna negli ultimi 30 chilometri di spettacolo puro, decisi poi da una volata mozzafiato in Via Roma. Primo Van der Poel, incredulo con le mani sul casco e impazzito di gioia, secondo il nostro gigante azzurro, terzo Tadej Pogacar. Tempo sette giorni e sarà tempo di rivincita: attesissima, a dir poco. Perché, se l’eccellenza non stanca mai, figurarsi il confronto tra eccellenze…



