Nella contea del Kent, nel sud dell'Inghilterra, è in corso un'epidemia di meningite acuta che ha interessato almeno 27 giovani, 2 dei quali sono morti e 13 dei quali sono ricoverati in ospedale. La malattia si è diffusa soprattutto tra gli studenti dell'Università del Kent a Canterbury, ed è causata dal batterio Neisseria meningitidis, il meningococco, in particolare da quello di sierogruppo B. Cerchiamo di capire meglio che cos'è la meningite, quali sono i sintomi e come si cura, per meglio comprendere i rischi per la popolazione.
La meningite: che cos'è e da che cosa è causata
La meningite è un'infezione delle meningi, le membrane protettive che rivestono e circondano il sistema nervoso centrale (encefalo e midollo spinale) e che lo separano dalle strutture ossee in cui è contenuto. Può essere di origine batterica o virale; la prima forma, più rara e più grave, è causata dal meningococco (o Neisseria meningitidis), un batterio di cui esistono cinque sierogruppi, cioè cinque gruppi, ciascuno con caratteristiche comuni: A, B, C, Y, W135, X.
I batteri di ogni gruppo si distinguono da quelli degli altri per il loro antigene superficiale, una molecola in grado di essere riconosciuta dal sistema immunitario. Il meningococco di tipo C e quello di tipo B sono i più presenti in Italia e in Europa. Quello responsabile dell'epidemia di meningite nel Kent è il meningococco B, individuato in 6 dei casi isolati finora.
Meningite: quali sono i sintomi?
La meningite si manifesta con sintomi che possono comparire in modo improvviso, e in particolare: forte mal di testa, rigidità del collo, vomito, avversione per le luci forti, mani e piedi molto freddi, confusione, deliri, convulsioni, estrema sonnolenza e difficoltà a svegliarsi. Può svilupparsi in contemporanea all'invasione del batterio nel sangue - la sepsi - che può avvenire anche se le meningi non sono coinvolte, e in quel caso compaiono anche puntini rossi o violacei sulla pelle che non scompaiono premendo con un bicchiere, febbre alta, basso livello di pressione sanguigna, fino a condizioni più critiche che includono l'arresto delle funzioni di molti organi. La letalità riguarda il 10% dei casi.
Meningite: come si contrae?
Nella maggior parte dei casi, il batterio responsabile della meningite vive senza creare problemi nel naso e nella gola: si stima che tra il 3 e il 25% della popolazione, in particolare adolescenti e bambini piccoli, ne sia portatore. Ancora non è chiaro perché in certi casi il meningococco causi malattia. La meningite può interessare persone di ogni età, ma bambini, adolescenti e giovani sono i più colpiti.
Il batterio si diffonde mediante goccioline respiratorie e saliva attraverso un contatto molto ravvicinato e prolungato, specialmente in contesti con scambi sociali intensi come discoteche e altri ambienti affollati, scuole, campus universitari, o in generale nei luoghi in cui si sta vicini per molto tempo. Può trasmettersi da una persona all'altra mediante baci, starnuti, tosse, scambio di drink o di sigarette elettroniche.
Nel Kent, le autorità sanitarie hanno individuato come luogo dove sono avvenuti molti dei contagi una discotega, il Club Chemistry, in particolare tra il 5, il 6 e il 7 marzo, ma la profilassi è stata offerta in generale agli studenti dell'Università del Kent a Canterbury.
Contro la meningite: antibiotici o vaccini?
Contro la meningite e la sepsi da meningococco si somministrano principalmente due vaccini: quello anti-meningococco B, in tre dosi, che in Italia è somministrato a partire dal 61esimo giorno di vita, e quello anti-meningococco ACWY, somministrato in un'unica dose, nel nostro Paese dopo il compimento di un anno di età (qui il calendario vaccinale). Nel Regno Unito, il vaccino anti-meningococco B viene offerto di routine a tutti i nuovi nati a partire dal 2015: ecco perché gli studenti universitari del Kent non erano coperti.
Questo vaccino riduce il rischio di malattia invasiva da meningococco B del 70-85%. Per essere efficace, però, impiega un paio di settimane. Ecco perché, oltre ad offrire il vaccino a circa 5000 studenti dell'Università del Kent che potrebbero essere stati esposti al contagio, le autorità sanitarie britanniche hanno dato per precauzione dosi di antibiotici contro il meningococco a 2500 persone che hanno frequentato persone che si sono poi ammalate.
L'antibiotico dato a scopo di profilassi non rende immuni al contagio, ma libera dai batteri il retro della gola così che chi ospita il patogeno sia meno a rischio di trasmetterlo. Oltre a questo, l'antibiotico neutralizza con un'efficacia del 90% l'infezione sul nascere, facendo calare il rischio di meningite. Rimane comunque molto importante vigilare sulla comparsa di ogni possibile sintomo della malattia.
Meningite: quali sono i rischi per il resto della popolazione?
La maggior parte della popolazione non corre rischi di essere contagiata dal meningococco, a meno che non abbia avuto contatti stretti con chi si trovava nei luoghi descritti. Il rischio di trasmissione è infatti in genere più elevato nella prima settimana dopo il contatto con il batterio e in seguito cala rapidamente.
Il vaccino anti-meningococco B non previene sempre la trasmissione del batterio da persona a persona, né copre tutti i diversi ceppi di meningococco B.
La protezione inoltre non dura a lungo: per queste ragioni, le autorità sanitarie britanniche hanno ritenuto poco utile, in termini di razionalizzazione dei costi sanitari, offrire la vaccinazione a tutti gli adolescenti in modo indiscriminato.
Si sta lavorando molto sul contact-tracing, la ricostruzione della catena di contagi a livello locale: fortunatamente affinché il batterio della meningite si trasmetta servono contatti ravvicinati e più "intimi" della semplice condivisione di una stessa stanza, come invece avviene per i virus della covid o dell'influenza. Le epidemie di meningite acuta molto localizzate come quella che si è verificata nel Kent sono rare, anche se poche centinaia di casi isolati e sporadici nel Regno Unito, così come in Italia, rientrano nelle statistiche normali. Ogni anno nel Regno Unito si verificano circa 300 casi di meningite. In Italia, nel 2024, l'incidenza dei casi di malattia invasiva da meningococco è stata pari a 0,20 casi ogni 100.000 abitanti (dati: ISS).



