Gli esportatori statunitensi di gas
naturale liquefatto (Gnl) potrebbero ottenere circa 870 milioni
di dollari a settimana di ricavi aggiuntivi grazie alla guerra
in Iran. Un eventuale ridimensionamento della presenza del Qatar
nel mercato globale del Gnl, a causa della chiusura dello
Stretto di Hormuz, aumenterebbe la quota di mercato
statunitense.
Lo scrive il think tank italiano sul clima Ecco in
un'analisi.
L'Italia, sebbene sia il Paese all'interno dell'Ue ad
importare maggiormente da Paesi del Golfo come il Qatar, non
risulta troppo esposta a livello di volumi: il gas qatarino
rappresenta circa il 24% del totale di import Gnl e l'8% sul
consumo totale di gas, per un totale di 6,4 miliardi di metri
cubi annui.
Per quanto riguarda il petrolio, Europa e Italia importano
quantità minime di greggio iraniano, a causa delle sanzioni
internazionali. L'Europa è dunque molto meno dipendente dal
petrolio e dal Gnl del Golfo rispetto ad altri Paesi come la
Cina (che acquista circa il 90% del petrolio iraniano e circa il
25% di Gnl da Qatar), India, Giappone o Corea del Sud.
Secondo Ecco, i Paesi che hanno puntato su rinnovabili,
efficienza energetica ed elettrificazione sono maggiormente
tutelati dalla fluttuazione dei prezzi dell'energia. Il prezzo
del gas nel mix elettrico pesa sul prezzo della materia prima.
In Italia, dove il gas ha coperto il 61,4% delle ore di
produzione, il prezzo medio dell'energia elettrica all'ingrosso
è stato di 116 euro al megawattora tra gennaio e ottobre 2025,
contro gli 87 della Germania, i 65 della Spagna e i 61 della
Francia, tutti paesi in cui nel 2025 la produzione rinnovabile
ha superato quella fossile.
Dal 2021 al 2024 l'Italia ha installato 15 Gigawatt di nuova
capacità rinnovabile - meno dei 9 Gigawatt all'anno previsti dal
Pniec -, che hanno il potenziale di sostituire 3,8 miliardi di
metri cubi di gas, equivalenti a un risparmio pari a 1,4
miliardi. Una maggiore diffusione delle rinnovabili riduce il
peso del gas nella formazione del prezzo dell'elettricità. In
Spagna, ad esempio, la forte presenza di rinnovabili ha
contribuito a mantenere nella prima metà del 2025 prezzi
dell'energia circa un terzo inferiori alla media europea.
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