Se ne va una figura storica della politica italiana: nel 2004 l'ictus che gradualmente lo ha portato ad abbandonare il partito che aveva creato
Andrea Fiori
19 marzo - 21:12 - MILANO
Si è spento oggi pomeriggio, giovedì 19 marzo, Umberto Bossi, fondatore della Lega Nord e figura centrale della politica italiana degli ultimi quarant’anni. Il "Senatùr", che aveva 84 anni, lascia un vuoto nel panorama istituzionale dopo una lunga carriera spesa a guidare il movimento autonomista, ma vissuta un po' dietro le quinte negli ultimi anni. Bossi, che negli anni è stato più volte ministro, ha avuto un ruolo di primo piano nel passaggio tra la Prima e la Seconda Repubblica.
Umberto Bossi morto a 84 anni: la sua lunga carriera
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Nato a Cassano Magnago, in provincia di Varese, nel 1941, Umberto Bossi ha fondato la Lega Autonoma Lombarda (poi Lega Lombarda) nel 1984, confluita poi nel 1989 nella Lega Nord, una nuova formazione politica che federava vari partiti autonomisti del Nord Italia. È stato segretario federale del partito fino al 2012 e ha ricoperto più volte incarichi di governo come Ministro per le riforme istituzionali e la devoluzione dal 2001 al 2004 durante il secondo Governo Berlusconi, e Ministro per le riforme per il federalismo durante l'ultimo Governo del Cavaliere. La sua attività legislativa si è concentrata principalmente sulla spinta verso il federalismo fiscale e la cosiddetta "Devolution", portando le istanze delle regioni settentrionali al centro del dibattito nazionale per oltre tre decenni.
Umberto Bossi, malattia e riabilitazione: il grave ictus del 2004
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La mattina dell'11 marzo 2004 Bossi venne colpito da un ictus cerebrale e ricoverato d'urgenza all'Ospedale Fondazione Macchi di Varese in condizioni critiche. Ne seguì una lunga degenza presso la clinica Hildebrand di Brissago, nel Canton Ticino, rimasta segreta per 51 giorni, e una faticosa riabilitazione che lo allontanò temporaneamente dall'attività politica. Nonostante l'emiparesi riportata, che gli lasciò difficoltà permanenti nel camminare e nel parlare, fu ricandidato alle elezioni europee dello stesso anno come capolista della Lega nelle circoscrizioni del Nord Italia, risultando eletto. Da allora, le sue condizioni di salute erano rimaste sempre precario, costringendolo negli ultimi anni sulla sedia a rotelle, quasi incapace di parlare.


