"Due mesetti in Val Gardena se pareggerà il Cesena": vent'anni senza l'inventore della schedina

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"Italy, Tuscany, Florence, ""Totocalcio"" football lottery". (Photo by Sbastien Boisse / Photononstop via AFP)

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Massimo Della Pergola, giornalista ebreo della Gazzetta morto vent'anni fa, si inventò il Totocalcio tra le brande di un campo di internamento durante la guerra. Non immaginava che la sua invenzione avrebbe cambiato per sempre lo sport, il costume, la canzone e...

Furio Zara

Collaboratore

13 marzo - 19:25 - MILANO

Vent’anni fa se ne andava Massimo Della Pergola, l’uomo che regalò agli italiani l'illusione che la vita si declinasse con l’1-X-2. A lui dobbiamo infatti l’invenzione della schedina del Totocalcio, gioco che - con tanti altri - vive nel lampo di un ricordo nella memoria collettiva. Come spesso capita nello snodarsi di certe vite avventurose - quella di Della Pergola fu una vita da romanzo - il destino che gli avrebbe dato fama eterna se ne stava nascosto nel posto più impensabile, tra le brande del campo di internamento svizzero a Pont de la Monge, dove il giornalista (era una firma della Gazzetta dello Sport) - ebreo perseguitato dalle leggi razziali - aveva trovato riparo dopo la fuga da Trieste, la città dov’era nato. In quel 1943 - nell’Italia bombardata che si arrendeva alla storia - Delle Pergola, prigioniero matricola n.21915, ebbe l’intuizione di un futuro non previsto. Qualche anno dopo, con i soci Fabio Jegher e Geo Nolo, fondò la SISAL (Sport Italia Società A responsabilità Limitata), ed ebbe dal Coni l’incarico di “attivare, organizzare e gestire i concorsi pronostici abbinati alle partite di calcio del campionato 1946-47”. Raccontò poi che all’1-X-2 ci era arrivato per gradi perché “1-2-3 mi sembrava un giochino da bambini, mentre A-B-C era troppo scolastico”. 

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