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Folgorato da Bielsa, ha iniziato ad allenare giovanissimo con il sostegno della moglie Patricia, che è corso a baciare al fischio finale della gara contro la Germania. Marchigiano d'origine, gioca un calcio ambizioso alla ricerca di due principi precisi: "difendere come l’Arsenal e attaccare come il Barcellona"
26 giugno - 17:17 - BOSTON (STATI UNITI)
Se non è un film Mondiale questo, fatichiamo a trovarne uno. Un allenatore, non più giovanissimo, con capelli lunghi biondi e maglietta bianca alla moda, che scala la tribuna e va a baciare la moglie che lo ha difeso pubblicamente sui social (e non solo visto che nella precedente partita era arrivata a lanciare dall'acqua ai tifosi intorno a lei che insultavano il marito). Poi l'abbraccio in campo con tutti i suoi collaboratori e i giocatori, le lacrime e tutti in ginocchio per ringraziare Dio e il popolo dell'Ecuador. Infine la conferenza stampa, con parole forti, quasi da 'Ogni Maledetta Domenica' con Al Pacino. "Abbiamo realizzato un sogno, l'impossibile. Non abbiamo mai smesso di crederci. E' la vittoria più grande dell'Ecuador in un Mondiale. Celebrate tutti con una birra e con le vostre famiglie: mi immagino 19 milioni di ecuadoriani che si abbracciano e gioiscono. Questa squadra ha scritto la storia. Siamo arrivati con il sogno di disputare il miglior mondiale della storia dell'Ecuador e lo abbiamo fatto. Non eravamo all'inferno prima e non siamo in Paradiso adesso". Sebastián Beccacece è fatto così: non è uno da mezze misure. Amante e conoscitore del calcio in ogni suo aspetto tattico, è il ct che ha permesso all'Ecuador di passare il turno al Mondiale. L'uomo del giorno che si ritrova tutte le telecamere puntate addosso dopo una carriera nel mondo del pallone iniziata dal basso e senza mai essere stato un giocatore professionista. Una favola da raccontare.


