Sembrava tutto apparecchiato per un testa a testa con la Francia, per giocarsi tutto all’ultima giornata, invece gli inglesi si sono sciolti contro Scozia e Irlanda, e i giornali oltremanica parlano di "umiliazione" e "lotta per non finire ultimi"
Francesco Palma
26 febbraio 2026 (modifica alle 16:40) - MILANO
Era tutto pensato nei minimi dettagli: l’ultima partita dell’ultima giornata, il 14 marzo a Parigi, è Francia-Inghilterra, quella che poteva e doveva essere la possibile “finale” del Sei Nazioni. Fantarugby? No, lo aveva detto lo stesso c.t. inglese Steve Borthwick alla vigilia del torneo: "Il 14 marzo a Parigi, vogliamo essere in una posizione tale da poter raggiungere ciò a cui tutti aspiriamo”. Gli inglesi, dopo anni di magra, venivano da 11 vittorie consecutive nel 2025, diventate 12 col successo della prima giornata contro il derelitto Galles. In più, gli inglesi erano la squadra meno colpita dalla valanga di infortuni che ha decimato le rose di tutte le avversarie. Dall’altra parte la Francia si è dimostrata la solita corazzata, bastonando Irlanda, Galles e Italia senza troppi complimenti. Insomma, sembrava tutto apparecchiato per il gran finale di Parigi, e invece sul più bello l’Inghilterra si è sciolta. Dominata a Edimburgo dalla Scozia (31-20) e umiliata dall’Irlanda in casa, 21-42. E il termine “umiliazione” non è scelto a caso, perché è quello apparso il giorno dopo su tutti i quotidiani britannici, dal Times al Guardian. Dopo tre giornate, mentre la Francia viaggia a vele spiegate con 15 punti su 15, l’Inghilterra è quarta a soli 5 punti, al pari dell’Italia (davanti solo per differenza punti) e sopra soltanto al Galles, fermo a un punto. L’Inghilterra doveva vincere il Sei Nazioni, invece è affondata al primo refolo di vento. E mancano ancora due partite: Italia e Francia, entrambe in trasferta.
roma e parigi
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Dalle 12 vittorie consecutive al rischio di cucchiaio di legno. Esagerato? Forse, ma non per il Telegraph, che c’è andato pesantissimo: “Con le trasferte a Roma e Parigi alle porte l’Inghilterra non è in lizza per il titolo: sta lottando per non finire ultima”. La critica è feroce, e a questo punto gli addetti ai lavori mettono in discussione persino il match di Roma con l’Italia sabato 7 marzo, una partita che l’Inghilterra non può permettersi assolutamente di sbagliare, perché a quel punto resterebbe penultima e persino a tiro del Galles, che ha mostrato qualche segnale di ripresa con la Scozia e che darà tutto per evitare il terzo ultimo posto di fila. Forse è anche un modo per mettere pressione sull’Italia, sapendo che gli Azzurri possono soffrire la canonica “paura” di vincere, ma in Inghilterra la paura di un disastro comincia a palesarsi seriamente: “Alcuni dei placcaggi mancati dall’Inghilterra sono stati imbarazzanti, l’attacco è stato brusco, dispendioso, privo di brio e ingegno. Quanto rapidamente si è disfatta l’Inghilterra!” ha commentato con toni da quotidiano d’altri tempi il Times. L’aggettivo usato dal Guardian, invece, è tanto sintetico quanto esplicativo: “Deprimente. Questa è l’impressione che rimane da questa umiliazione, insieme alla mancanza di autorità quando contava".
le ragioni della crisi
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"Mancanza di autorità” la chiama il Guardian, ma secondo Eddie Jones, ex allenatore dell’Inghilterra (finalista del Mondiale 2019) e ora tecnico del Giappone, le ragioni della crisi sono da ricercare nell’aver sottovalutato le altre partite, pensando davvero di doversi preparare solo per il gran finale con la Francia. Jones infatti ha ripreso le parole del suo predecessore: “Mi sembra che Steve abbia fatto dei commenti davvero insoliti, definendo la partita con la Francia decisiva per il titolo con così anticipo. Steve è l’allenatore più pragmatico e intelligente che si possa incontrare, ma guardare troppo avanti, per qualsiasi squadra, è pieno di rischi. Lo sappiamo tutti. I giocatori leggono tutto, le mogli leggono tutto, le fidanzate leggono tutto, tutti leggono tutto. Sentono queste cose, ne parlano e dicono: ‘Dobbiamo prendere i biglietti per la Francia. Dove alloggiamo? Dove andiamo a cena la sera prima?’ Tutto questo succede e quel piccolo cambiamento psicologico che si crea nella squadra fa sì che inizino a guardare troppo avanti. Credo non sia del tutto colpa sua, probabilmente qualcuno gli ha detto di dire quelle cose perché la Federazione inglese vuole attirare i tifosi, perché tutti hanno fame di soldi e vogliono il loro sostegno”.
il blackout
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Il contest quindi è questo: una squadra che sa di essere la co-favorita per il Sei Nazioni contro la Francia e sa di incontrarla all’ultima giornata, e che quindi deve vincere tutte le 4 partite precedenti. Alla seconda giornata, al 13’ del primo tempo, l’Inghilterra era sotto 17-0 con la Scozia. Lì è partito il black-out: una squadra che pensava di poter vincere il Sei Nazioni si è trovata a rincorrere subito, in maniera inaspettata, contro un’avversaria forse sottovalutata perché la settimana prima aveva perso con l’Italia. E qui ritorna il discorso di Eddie Jones: “La Scozia li ha colti di sorpresa, si sono fatti trovare impreparati, e quell’episodio è diventato un tarlo nella testa”. A quel punto si è innescato un circolo vizioso, perché dopo la sconfitta con la Scozia il Sei Nazioni si è trasformato in una affannosa rincorsa alla Francia, che doveva essere l’avversaria designata per giocarsi il titolo e che invece è scappata via nel giro di una settimana. E a quel punto, l’Inghilterra è totalmente deragliata al cospetto dell’Irlanda, in una partita che gli stessi giornali inglesi hanno definito per giorni “umiliante”. Una sequenza di errori inimmaginabile per una squadra che all’inizio del Sei Nazioni era terza nel ranking mondiale: 20 palle perse con la Scozia, 24 con l’Irlanda, e in entrambe le partite l’Inghilterra ha sbagliato il 18% dei suoi placcaggi, quasi uno su cinque. Numeri con cui è impossibile vincere partite di questo livello, numeri che raccontano una squadra che ha mollato prima di tutto di testa. Quel parziale di 17-0 in Scozia ha spento la luce, poi l'Irlanda ha chiuso pure le finestre. E l’Inghilterra ha una settimana di tempo per riaprire tutto, prima che si ricominci a ballare.




