Da una parte Rafa ciondola, esce tra i fischi incapace di reagire e si sistema i capelli, dall'altra Luka, esempio di determinazione e voglia di andare oltre se stesso
Ma qual è il confine, cosa fa la differenza, tra un campione e chi - pur avendone magari le qualità potenziali - non riuscirà mai a esserlo? La differenza è tutta lì: in una maschera e un elastico. La maschera è quella che Modric - 41 anni a settembre e una carriera da Oscar - è pronto ad indossare per aiutare il Milan, la “sua” squadra, i suoi compagni, i suoi tifosi, a superare il momento critico. Provarci già per la trasferta a Genova, dopo essere stato operato per una frattura allo zigomo appena quindici giorni fa. La prognosi indicava, indica, in cinque o sei settimane i tempi di recupero: per questo si era detto che il campionato del croato fosse in pratica finito. La situazione tecnica è però precipitata, con sconfitte in serie che hanno finito per imprigionare i rossoneri in una situazione di classifica inimmaginabile: la necessità di giocarsi il tutto per tutto nelle ultime due sfide, per difendere la zona Champions dopo aver addirittura sognato lo scudetto. Un inferno tecnico, quello del Diavolo, che ha consigliato il club e l'allenatore a tentarle tutte: fino al ritiro anticipato, un provvedimento da ripescare in qualche baule un po’ in disuso. In tutto questo nessuno pensava, immaginava, che potesse accendersi una luce in fondo al tunnel: la voglia appunto di Modric di andare oltre se stesso, oltre al dolore, alla legittima paura, per dare un contributo prezioso. Con una maschera protettiva ad attutire i colpi e, chissà. anche lo sconforto dell’ambiente. Perché uno così al tuo fianco è già una bella iniezione di coraggio.



