Douvikas: "Al Como vogliamo sempre dominare il gioco. Fabregas mi ha migliorato"

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L'attaccante ha già segnato 13 reti in campionato: "Siamo arrivati così in alto perché ci divertiamo"

Giulio Saetta

Giornalista

22 maggio - 09:10 - MILANO

Oggi tutti lo cercano ma Anastasios "Tasos" Douvikas non è abituato a essere un uomo-copertina. Un ruolo che gli si è spalancato davanti dopo i tredici gol in campionato, secondo migliore bomber della Serie A dietro Lautaro fresco campione d’Italia, che hanno trascinato il Como a giocarsi la Champions League domenica sera in casa della Cremonese. L’attaccante greco non ama i riflettori, preferisce mantenere un profilo basso, alle domande sui traguardi personali risponde parlando del collettivo; ai complimenti della critica oppone il lavoro quotidiano a Mozzate. Un pragmatismo d’altri tempi che si riflette perfettamente nel suo modo di stare in campo: pochi fronzoli, massima concretezza e un’allergia dichiarata per tutto ciò che succede lontano dall’area di rigore. Ma di fronte a un traguardo simile non riesce a nascondere l’entusiasmo. "È veramente una grande emozione – ha detto il centravanti - e testimonia l’incredibile campionato che abbiamo fatto tutti insieme". 

Che clima si vive nello spogliatoio, siete più concentrati o spensierati? 

"Siamo concentrati. Sappiamo che ci manca ancora una partita che ci potrebbe regalare un sogno quindi siamo tutti sul pezzo. Poi è ovvio, giochiamo un bel calcio ed è importante divertirsi in ciò che si fa, in quello credo che in tutto il campionato abbiamo mantenuto anche la gioia di giocare a calcio". 

La Cremonese si deve salvare, che gara si aspetta? 

"Durissima. Entrambe le squadre si giocano qualcosa di importante e quindi sono sicuro che troveremo un clima rovente e una squadra con la voglia di vincere. Non sono ammesse distrazioni". 

Forse non ci saranno i vostri tifosi, quanto contano anche fuori casa? 

"Tantissimo, ci hanno seguito tutto l’anno e non ci hanno mai fatto mancare il loro sostegno. Ci hanno spinto nei momenti difficili, penso soprattutto alla gara in casa con la Roma quando eravamo sotto 0-1". 

Quando è entrato e ha pareggiato. All’inizio Fabregas la alternava a Morata, poi lei ha messo la freccia. Quella la svolta? 

"No, non c’è stata nessuna svolta, ho sempre avuto il mio spazio e non penso ci siano delle gerarchie in squadra. Lavoro duro e mi metto al servizio della squadra. Poi il mister sceglie". 

Giocare titolare e non segnare o entrare e fare gol, se fosse costretto a scegliere? 

"L’attaccante vive per il gol". 

Secondo migliore bomber della Serie A, sinceramente si aspettava una stagione su questi livelli? 

"Diciamo che non posso che essere soddisfatto della stagione, sia a livello singolo che a livello di squadra. Devo ringraziare i miei compagni che mi mettono sempre nella condizione di performare, per il resto ho sempre lavorato duro, passo tanto tempo in palestra e sul campo d’allenamento, dentro di me voglio sempre migliorarmi". 

Nella lettura del gioco, mi sento un calciatore più completo, a 360 gradi. Fabregas  è bravissimo sia sotto l’aspetto mentale che quello tattico

Il difensore della A che l’ha messa più in difficoltà? 

"Ce ne sono tanti. Se devo dire un nome, Ndicka". 

In cosa si sente più migliorato sotto la guida di Cesc? 

"Forse nella lettura del gioco, mi sento un calciatore più completo, a 360 gradi il mister è bravissimo sia sotto l’aspetto mentale che quello tattico, poi lascia grande libertà, dà dei principi e ci invita a ragionare". 

Generoso ed egoista. Sono due sue caratteristiche, che per un numero nove sembrano in contrasto. Sembrano… 

"Dipende dal momento. Il calcio è fatto di attimi e di scelte. Fare la scelta giusta al momento giusto è ciò che fa veramente la differenza. In questo caso a volte è meglio essere tirare, altre passare la palla". 

Il suo gol a Genova, quello dei 21 passaggi di fila, racconta bene la filosofia del gioco del Como. 

"Esatto. è quello che siamo, una squadra che ragiona, pensa e costruisce con pazienza. In campo sappiamo quello che stiamo facendo e vogliamo sempre dominare il gioco. È la nostra mentalità e la nostra forza".

E dal punto di vista umano, ci vuole spiegare come lei personalmente si sente di vivere in una “grande famiglia”. 

"Ah, ci troviamo benissimo e penso si capisca da come interagiamo in campo e da come abbiamo lottato tutti uniti per l’obiettivo. Siamo un gruppo molto unito e ci sacrifichiamo l’uno per l’altro". 

Siamo, una squadra che ragiona, pensa e costruisce con pazienza. In campo sappiamo quello che stiamo facendo

È vero che se non fosse diventato un calciatore avrebbe fatto il giocatore di biliardo professionista? Trova che sul tavolo verde ci siano abilità geometriche e mentali utili quando è in area? 

"Bisogna ragionare, a volte andare di forza e a volte toccarla di fino. Non ci avevo mai pensato però sì, può essere una bella analogia. Diciamo però che a biliardo si ha più tempo per pensare (ride)". 

Cucina greca contro cucina italiana. Con quale risultato finisce questa grande sfida? 

"La cucina italiana è fantastica e mi piace tantissimo, quella greca mi ricorda casa. Diciamo che è un bel 3-3!".

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