Doué: "Lo conosciamo, non sarà facile". Havertz risponde: "Siamo pronti alla sfida"

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Il gioiello dei francesi, decisivo lo scorso anno contro l'Inter, il tedesco dei Gunners che segnò nella finale del 202: voci e ambizioni alla vigilia di Budapest

Davide Chinellato e Alessandro Grandesso

30 maggio 2026 (modifica alle 08:55) - MILANO

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Due reti e un assist in finale un anno fa nel 5-0 all’Inter. Cinque reti in questa Champions che si chiude oggi a Budapest. Sono i numeri chiave di Desiré Doué, gioiello del Psg che spiega: "Questa seconda occasione ce la siamo meritata. E non vediamo l’ora di giocare".

Quali differenze ci sono rispetto all’anno scorso?

"Stavolta, senza finale di Coppa di Francia, abbiamo avuto più tempo per prepararci e curare tutti i dettagli. Ma lo spirito è lo stesso. Con meno pressione perché abbiamo l’esperienza dalla nostra".

Quando avete capito che sareste potuti arrivare di nuovo in finale?

"Siamo sempre scesi in campo con questa ambizione. Quando vinci la Champions è una sensazione magnifica, ma poi vuoi riviverla. E rivincere sarebbe la prova della nostra continuità ai vertici. Ma non sarà facile".

Che Arsenal vi aspettate?

"Una squadra di grande qualità, con grandi giocatori. Lo hanno dimostrato vincendo la Premier, mai facile. Non abbiamo lo stesso stile di gioco, ma un po’ li conosciamo avendoli affrontati in semifinale l’anno scorso. Meglio però restare focalizzati su noi stessi e non sugli avversari".

Questo Psg può diventare una squadra storica, come lo è stato il grande Barcellona di Messi e Neymar che magari la facevano sognare da ragazzino?

"L’idea è di continuare a sognare. Magari non andremo in finale ogni anno, ma faremo di tutto per riuscirci. Se poi riusciamo a scrivere la storia, succederà in modo naturale".

Kvara rende la vita dei difensori un inferno

Desiré Doué

Lei ha lasciato il segno sulla finale del 2025 con un assist e due gol all’Inter. Difficile fare meglio?

"È una cosa a cui non bado. Penso innanzitutto alla squadra, a giocare al servizio dei compagni perché mi dico che il resto verrà da sé. Che segni o meno, non ha importanza. Conta solo alzare la coppa".

Chi la ispira di più tra i suoi compagni di squadra?

"Ho la fortuna di allenarmi e giocare con talenti straordinari. Potrei citarli tutti, ma essendo un attaccante posso dire che Dembélé, Barcola, Kvaratskhelia mi ispirano e mi migliorano ogni giorno".

Lei come Kvara può ambire al Pallone d’oro?

"Per ora non ci penso. Kvaratskhelia è eccezionale per la capacità di dribblare, proteggere palla, spostarsi in tutte le zone del campo, rendendo un inferno la vita dei difensori".

È complicato associare il suo calcio molto tecnico e creativo al gioco collettivo che esige Luis Enrique? 

"In realtà seguo sempre i suoi consigli. Con lui abbiamo imparato a difendere. Paradossalmente è una cosa che ci piace".

Kai Havertz sa come si fa. Il tedesco è, col secondo portiere Kepa, l’unico giocatore nella rosa dell’Arsenal ad aver giocato una finale di Champions. Il 26enne su cui Mikel Arteta è intenzionato a puntare come centravanti titolare, la finale del 2021 col Chelsea non l’ha solo giocata: l’ha anche decisa con un suo gol.

Kai, ricorda di quella partita?

"Non la dimenticherò mai. Eravamo sfavoriti, non avevamo avuto la stagione migliore. Fino a quel punto, almeno. Io da bambino non avevo nemmeno mai immaginato di segnare un gol in una finale. È un momento che non dimenticherò mai, di cui andrò sempre orgoglioso. Proverò a portare con me quella sensazione anche stavolta, sognando di poterla provare di nuovo".

Dopo l'infortunio sono rimasto chiuso in casa: non potevo uscire, non potevo camminare, non potevo fare niente

Kai Havertz

Quanto cambia per un club vincere la Champions?

"Penso che con la Premier League sia la competizione più difficile da conquistare: racchiude tanta storia, tutti i grandi campioni che l’hanno giocata. E arrivare in fondo, competere per vincere il trofeo, è una sensazione incredibile. Io ricordo che da bambino guardavo tutte le partite e semplicemente vedere la finale per me era speciale. Giocarci resta qualcosa di irreale: prima di tutto devi arrivarci, ma poi devi comunque fare quell’ultimo passo e riuscire a vincere. Sappiamo che sarà difficile, ma penso che siamo anche pronti per la sfida".

La sua stagione è stata complicata dagli infortuni, ma comprende anche gol importanti quando ha giocato.

"Adesso sto alla grande, ma pensavo giusto l’altro giorno a quanto è stato difficile stare fuori. Ho fatto due operazioni, sono stato con un tutore per settimane. Sono semplicemente rimasto chiuso in casa: non potevo uscire, non potevo camminare, non potevo fare niente. Per me le cose sono cambiate la prima volta che ho rimesso piede in campo: ho risentito l’erba, mi sono messo di nuovo gli scarpini ed è cambiato tutto. Tutti i giocatori e tutto lo staff mi sono stati vicini, mi hanno aiutato a credere di nuovo in me stesso e a tornare al mio meglio. Da gennaio in poi mi hanno tutti ripetuto che ci sarebbe stato ancora tanto da giocare: è da lì che le cose sono cambiate per me e adesso sono felice di dove sono".

Ora c’è da giocare questa finale, in cui la sua squadra è di nuovo considerata sfavorita.

"Non la vedo in questo modo. Il Psg ha vinto l’anno scorso e quindi sono stati la miglior squadra in Europa. E hanno avuto una stagione incredibile anche quest’anno. Noi abbiamo tanta fiducia: sono due anni che giochiamo ai massimi livelli e abbiamo finalmente vinto la Premier. Ci dà una grande spinta: non importa se siamo considerati sfavoriti, scenderemo in campo per cercare di batterli".

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